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Dal numero 55: Tre codici miniati della Biblioteca Lancisiana di Roma

Tre codici miniati della Biblioteca Lancisiana di Roma

Patrizia Ricca

Le tre schede codicologiche che seguono, a cura di Patrizia Ricca, costituiscono un approfondimento dell’articolo sulla Biblioteca Lancisiana di Roma apparso sul numero 55 di ALUMINA (ottobre-novembre-dicembre 2016) a firma di Patrizia Ricca (Biblioteca Lancisiana) e Francesca Manzari (Università “Sapienza” di Roma).

 

Roma, Biblioteca Lancisiana, Ms. 121

Avicenna, Libri quinque canonis medicinae (nella traduzione di Gerardo da Cremona).

Membr. (guardie miste; cartacee la prima e la quinta), 400 × 245 mm, cc. II + 353 + III.

Francia meridionale (Tolosa o Montpellier?), ultimo quarto del secolo XIII.

Il codice, vergato in scrittura gotica, su due e tre colonne, è composto da 32 fascicoli, prevalentemente senioni. La numerazione è recente, a penna e in cifre arabe, apposte nel margine inferiore esterno. La rigatura è in piombo, lo specchio rigato misura 280 × 155 mm. I richiami in inchiostro nero non sono sempre presenti; quelli visibili sono apposti nel margine inferiore destro e talvolta sono decorati. La coperta del codice, con assi in cartone, è in pergamena tinta di verde; decorazione dorata a motivi fitoformi sul dorso.

La gamma cromatica è incentrata su toni del rosso, del blu e del rosa, com’è caratteristico della miniatura francese del XIII secolo; sono utilizzati anche il giallo, il verde acqua, il marrone e talvolta l’arancio.

Il corredo illustrativo è composto da riquadri miniati e da numerose iniziali istoriate e figurate. Una grande iniziale figurata è posta all’incipit del Prologo al I Libro (c. 1r), raffigurante Avicenna “cristianizzato”, raffigurato come un Profeta con il cartiglio, mentre viene ispirato dalla colomba dello Spirito Santo. L’incipit del I Libro è introdotto da un’iniziale istoriata di dimensioni inferiori, raffigurante il magister che insegna agli allievi, un’iconografia ricorrente in tutta l’opera. Grandi riquadri miniati sono posti all’incipit dei successivi quattro libri: c. 62v, Libro II: Raccolta delle Erbe (750 × 500 mm); c. 114r, Libro III: Medici e pazienti (750 × 450 mm); c. 260r: Libro IV: Medico rileva il polso di una malata febbricitante, mentre due assistenti tengono gli strumenti per le analisi delle urine, riconoscibili come una matula, con secchiello, e una tavola uroscopica. (750 × 500 mm); c. 329v: Libro V: Raccolta di erbe medicinali e loro successiva trasformazione in antidoti (850 × 350 mm).

Il codice presenta, inoltre, numerose iniziali figurate, istoriate e decorate, di dimensioni variabili (tre, sette, otto linee di testo), oltre a numerosissime iniziali filigranate oro e blu, rosse e blu, argento e blu, poste a segnalare gli incipit delle suddivisioni interne dei Libri, articolati in Fen, Dottrine, Trattati e Summae, secondo una rigorosa gerarchia. La decorazione secondaria è inoltre composta da riempilinea disegnati con motivi decorativi comprendenti animali e piccoli volti; in modo analogo, numerose faccine sono disegnate nelle lettere che compongono le linee di scrittura distintiva distribute dopo le iniziali miniate e ai margini del testo. La decorazione marginale presenta inoltre drôlerie, uccelli, cacciatori, cavalieri, cicogne, antenne e scudi araldici.

L’iconografia di Avicenna “cristianizzato”, all’incipit del Prologo al I Libro, era stata già messa in luce da Marie-Thèrese d’Alverny, nell’ambito del suo studio sull’illustrazione del Canone di Avicenna nella traduzione latina di Gerardo da Cremona (D’Alverny 1971), ma il progetto illustrativo del manoscritto non era finora stato analizzato nel suo complesso (il codice è stato oggetto della mia tesi di specializzazione in Scienze Archivistiche e Librarie, discussa presso l’università di Roma “Sapienza”, a.a. 2015-2016).

Altri codici di Avicenna prodotti in ambito francese sono citati nel censimento di Alison Stones, strumento indispensabile per lo studio della miniatura francese prodotta tra il 1260 e il 1320 (Stones 2013-2014), mentre un esemplare vaticano (Urb. lat. 240-241) è stato recentemente assegnato all’Italia meridionale (Maddalo, Ponzi 2014).

Bibliografia: DE ANGELIS 1965, p. 155; D’ALVERNY 1971, pp. 117-144.

 

 

Roma, Biblioteca Lancisiana, Ms. 328

Liber fraternitatis Sancti Spiritus et Sanctae Mariae in Saxia de Urbe

Membr., 260 × 203 mm, cc. III+ 482.

Italia (Roma), seconda metà secolo XV (post 1446).

Il manoscritto contiene le copie di due Bolle papali, di Eugenio IV e Sisto IV, inerenti la fondazione della Confraternita Ospitaliera di Santo Spirito e migliaia di sottoscrizioni, talora autografe, di papi, sovrani, aristocratici e personalità di tutto il mondo cristiano che entrarono a far parte della Confraternita. Il codice è composto da due sezioni principali, l’una introdotta dalla Bolla di Eugenio IV (1446), l’altra da quella di Sisto IV (1478). Sono presenti due numerazioni a matita in cifre arabe: l’una nel margine superiore destro, l’altra nel margine inferiore; sono visibili tracce di altre numerazioni. La rigatura è in piombo, lo specchio rigato misura 140 × 185 mm.

La coperta del codice, con assi in legno, è in tessuto di damasco rosso e presenta elementi metallici: fermagli, borchie, cantonali, borchie in ottone inchiodate sui piatti, tracce di bindelle. Nel 2001 l’Istituto Centrale per la Patologia del Libro ne ha curato il restauro.

La gamma cromatica è incentrata su toni del rosso, del blu, rosa e verde. Il corredo illustrativo è composto da due pagine miniate (cc. 1r, 65bis) che presentano due grandi lettere decorate poste agli incipit delle Bolle (si veda per questo il saggio di Francesca Manzari pubblicato su ALUMINA n. 55, ottobre-novembre-dicembre 2016).

Le copie delle due bolle papali di istituzione della Confraternita del Santo Spirito in Sassia sono seguite dalle sottoscrizioni di coloro che nel corso dei secoli entrarono a farne parte, dalla metà del Quattrocento alla metà del Seicento; nel Novecento sono state apposte alcune sottoscrizioni di visitatori illustri dell’Ospedale del Santo Spirito. Menzionato negli inventari manoscritti della Biblioteca a partire dal 1837, nel 1914 il manoscritto venne parzialmente trascritto da Pietro Egidi; recentemente è stato menzionato da Andreas Rehberg nel corso di diversi studi sull’Ospedale Santo Spirito.

Bibliografia: EGIDI 1914, pp. 107-446; CANEZZA 1926-1945; DE ANGELIS 1965, p. 162; REHBERG 2003, pp. 41-132.

 

Roma, Biblioteca Lancisiana, Ms. 329.

Avicenna, Opere latine.

Membr. (guardie cartacee), 160 × 100 mm, cc. II+ 324 + III.

Italia (Foligno), 17 aprile 1471( data espressa a c. 643r).

Il codice è vergato in scrittura umanistica, su una sola colonna. Nel margine superiore esterno è visibile una doppia numerazione, posteriore, eseguita a penna, in inchiostro nero e in cifre arabe: una per pagine (da 1 a 645), l’altra, meno visibile, per carta. La rigatura è in piombo, lo specchio rigato di 65 × 114 mm. La coperta del codice, con assi in cartone, è in pergamena, decorata in oro, con stemma di Federico Cesi (1585-1630).

La gamma cromatica è incentrata su toni del rosso e del verde. Il corredo illustrativo è composto da una pagina miniata (c.1r), che presenta decorazioni marginali fitomorfe e una grande lettera figurata posta all’incipit del testo.

L’iniziale raffigura Avicenna come re, riccamente abbigliato, con la corona sul capo nel gesto di sorreggere un libro. Nikolaus Hasse ha studiato tale variante iconografica, ipotizzando che essa possa derivare da un equivoco suscitato dalla traduzione latina con «princeps» dell’epiteto di Avicenna «Rahis» (Hasse 1997).

Bibliografia: CANEZZA 1926-1945; DE ANGELIS 1965, p. 162; HASSE 1997, p. 230-243.

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