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Giorgio D’Alemagna, un miniatore alla corte degli Estensi

Continuiamo il nostro viaggio tra le miniature riprendendo un articolo dal numero 4 di Alumina con:

La Spagna o Imprese di Carlo Magno, Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea Classe II 132, c.Ir. Imperatore di Bisanzio Giovanni VIII Paleologo

Giorgio D’Alemagna, un miniatore degli Estensi di Mirna Bonazza.

Giorgio d’Alemagna è da ritenersi uno dei principali maestri della miniatura ferrarese del Rinascimento. Incerte sono le notizie biografiche relative all’artista: si pensa sia nato tra il 1410 e il 1420 presumibilmente a Modena, città con la quale intrattenne rapporti fino alla morte avvenuta nel 1479, da un tale Alberto d’Alemagna di chiara origine germanica, dal quale prese l’appellativo. Si sposò con una certa Prisciana dalla quale ebbe quattro figli: Niccolò, Sigismondo, Martino e Paola. Martino, che è noto nei documenti come Martino da Modena, fu anch’egli miniatore di riconosciuta fama. Un rogito del notaio Giovanni Castelli, datato 20 gennaio 1462, ci documenta che il Giudice dei Savi, Paolo Costabili, e i Dodici Savi del Comune di Ferrara, a seguito del mandato ducale di Borso d’Este, concessero a Giorgio d’Alemagna, ai suoi figli e discendenti legittimi la cittadinanza ferrarese. Giorgio godette presso gli Estensi, dapprima con il marchese Leonello e poi col duca Borso, di grande stima e reputazione ed ebbe il privilegio di essere ospitato a svolgere la sua attività nel Castello Estense. Certamente il conferimento della cittadinanza per meriti artistici – qui in arte sua profecto singularis oppifex censeri potest – ne è una riprova.

Morì nell’anno 1479, tra febbraio e marzo; ma anche in questa circostanza la datazione non è precisa. è testimoniato dai pagamenti a Martino da Modena per i Corali di San Petronio in Bologna, che in data 12 febbraio 1479 è chiamato “Martino Georgii de Mutina”, mentre da un ulteriore pagamento del 9 marzo, del medesimo anno, compare come “Martino quondam Georgii de Mutina”.

Dai codici all’artigianato artistico

L’attività artistica, al servizio della corte estense, e la permanenza di Giorgio d’Ale­magna a Ferrara sono documentate, con regolarità, a partire dal 1441, quando Leonello d’Este – che promosse la diffusione della cultura e dell’attività artistica a Ferrara come mai prima, incarnando perfettamente il ruolo di principe umanista, colto e raffinato, circondandosi di artisti fra i più illustri del suo tempo quali Pisanello, Rogier Van der Weyden, Jacopo Bellini, Andrea Mantegna – lo chiamò a far parte del suo entourage, fino al 1462 in piena età di Borso. Difatti dai Mandati della Camera Ducale Estense emerge che Leonello gli commissionò l’esecuzione di miniature per un Breviario al quale fu impegnato, insieme a Bartolomeo Benincà, Matteo de’ Pasti, Iacopo Magnanino e Guglielmo Giraldi, dal 1441 al 1448. Malauguratamente l’opera è stata smembrata: tuttavia alcune carte di essa sono ricomparse sul mercato antiquario inglese e statunitense.

Missale secundum consuetudinem Romanae Curiae, Modena, Biblioteca Estense Universitaria, ms.a. W.5,2.=Lat. 239, c.146r. La Crocifissione

Nel 1449 il marchese Leonello commissionò al miniatore un’altra opera: il Missale secundum consuetudinem Romanae Curiae, più noto come Messale di Borso d’Este, attualmente conservato presso la Biblioteca Estense di Modena (α. W. 5.2 = Lat. 239), al quale Giorgio lavorò fino al 1451, quando a causa della morte prematura del marchese, avvenuta il 1° ottobre 1450, il progetto s’interruppe. Solamente il 16 maggio 1457 con Borso d’Este, oramai indiscusso signore di Ferrara, l’opera risulta terminata.

Negli anni Cinquanta Giorgio ebbe un’attività artistica molto intensa e si dedicò alla decorazione di varie opere e di diversa natura: miniature di codici ma anche pitture e artigianato artistico. La realizzazione di un Reliquiario in legno dorato e pergamena con l’immagine della Crocifissione, attualmente conservato alla National Gallery of Ireland di Dublino, è databile attorno al 1450. Nel 1452 maestro Giorgio dipinse, su commissione del duca, dieci piccole cassette con scene tratte dalla Passione di Cristo, precedentemente dorate da Cosmè Tura e decorate a rilievo con pasta odorosa di muschio dal bretone Giovanni Carlo da Monlione, esperto nell’eseguire rilievi in pastiglia, affinché contenessero rosari (patrinostri) sempre confezionati con pasta profumata di muschio, pettini per signora (scriminali) e stuzzicadenti per l’igiene orale (ungie da denti); altrettanti quadretti e cassette, a cui venne applicata sempre la stessa tecnica, dipinti in diversi modi. È del 15 dicembre 1452 la richiesta di pagamento per un’ancona in gesso, a rilievo, rappresentante Cristo in trono, circondato da angeli, e gli Apostoli commissionatagli da Borso. Nel 1454 disegnò tre emblemi ducali, col paraduro, per Amadio da Milano, orefice, il quale realizzò una catena in oro massiccio per Borso.

I manoscritti

Per quanto concerne i manoscritti, tra il 1452 e il 1453 si occupò della decorazione di un prezioso codice intitolato La Spagna o Imprese di Carlo Magno su commissione del duca Borso, come emerge dalle testimonianze documentarie della Camera Ducale Estense. Il codice, molto noto e studiato, è conservato presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara (Classe II, 132). Datato tra il 1452 e il 1457 è il manoscritto che contiene le Tabulae Astrologiae di Giovanni Bianchini, custodito anch’esso presso l’Ariostea (Classe I, 147). Un altro esemplare delle Tabulae Astrologiae, le cui miniature furono sempre attribuite a Giorgio d’Alemagna, è invece posseduto dalla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (ms. cod. Pl. 29/33). Precedente di alcuni anni rispetto al codice ferrarese, venne realizzato verosimilmente attorno al 1450 e dedicato al marchese Leonello d’Este.

Giorgio partecipò inoltre alla realizzazione di una grande impresa, insieme a valenti artisti dell’epoca quali Taddeo Crivelli, Franco dei Russi, Girolamo da Cremona, Guglielmo Giraldi e altri: la Bibbia di Borso, capolavoro per eccellenza della miniatura ferrarese, eseguita tra il 1455 e il 1461. Giorgio ne miniò un quinterno tra il 1458 e il 1460 come si evince dai pagamenti della Camera Ducale.

Agli anni 1458-1459 è ascrivibile la decorazione per il Virgilio, Opera cum commentario Servii Donatii, della Bibliothèque nationale di Parigi (ms. Lat. 7939 A) che Giorgio eseguì in collaborazione con Guglielmo Giraldi, su commissione del patrizio veneziano Leonardo Sanudo che fu anche copista del codice. Un manoscritto, databile sempre entro la fine degli anni Sessanta, le cui miniature sono state attribuite all’Alemagna è il Libro d’Ore della collezione Spencer conservato alla Public Library di New York (ms. 45). Suo è il frontespizio della Declaratio Musicae Disciplinae di Ugolino da Orvieto, in cui è raffigurato Iubal ritenuto dalla tradizione ebraica (Genesi, 4, 21) l’inventore della musica, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana (ms. Ross. 455), miniato dal Giraldi verso la fine degli anni Cinquanta; così come le decorazioni del Breviarium fratrum minorum della Hofbibliothek di Aschaffenburg (ms. 4). Negli anni 1461 e 1462 Giorgio ricevette dei pagamenti per la decorazione di un ulteriore Breviario, andato perduto, che doveva eseguire per Borso d’Este. Un altro codice di straordinaria eleganza, databile circa al 1465, è il Libro d’Ore della Öffentliche Bibliothek der Universität di Basilea (Cod. AN VIII 45) miniato dall’Alemagna e da Taddeo Crivelli.

L’ultima stagione dell’attività artistica di Giorgio, individuabile negli anni Settanta del Quattrocento, è documentata a Modena, dove si trasferì. Difatti dal 1473 al 1476 lavorò ai Corali del Duomo in collaborazione col figlio Martino; e ai Corali del Monastero benedettino di San Pietro di Modena, ora conservati presso l’abbazia di Montecassino, insieme al figlio e ad Angelo e Bartolomeo degli Erri.

 

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