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L’editoriale di Alumina 48

Riportiamo l’editoriale del numero 48 del nostro direttore Gianfranco Malafarina.

Buona lettura

Ricordo che il primo giorno di scuola si cominciava con i puntini. Decine di puntini allineati diligentemente, con mano dapprima incerta poi via via più sicura, sul primo quaderno delle elementari. Poi si passava alle aste: prima verticali, poi orizzontali e diagonali. E ancora pagine e pagine di vocali e consonanti, una alla volta, una ventina per pagina, prima di passare alle parole complete, che finalmente uscivano dal pennino (non si usava ancora la biro) belle rotonde, impettite, già autorevoli nel rigore geometrico delle loro gabbie a quadretti. Dubito che attualmente l’apprendimento della scrittura, nella prima classe delle primarie, segua una trafila così lenta e laboriosa. Ma il risultato, anche complice l’uso sempre più precoce della tastiera, è che si è perso quasi completamente il gusto e il piacere della bella calligrafia, quale ancora si poteva assaporare nelle lettere e sulle cartoline dei nostri nonni. Poco male, in fondo, se oggi tutti scrivono con la “scrittura del dottore” o non scrivono affatto a mano, limitandosi a email, sms e cinguettii. L’importante è capirsi. Ma che nostalgia per quelle calligrafie curate ed eleganti, vergate non senza qualche veniale indulgenza per lo svolazzo e il ghirigoro. E che malinconia nell’apprendere che anche il Vaticano, riportando all’interno delle mura pontificie il cospicuo lavoro di ornamentazione di targhe e diplomi fino a oggi dato in outsourcing, ha tolto ossigeno e commesse a qualche cultore capitolino dell’arte scrittoria. Occupandoci dell’illustrazione libraria prima dell’invenzione di Gutenberg, dobbiamo confessare che noi di abbiamo finito per trascurare un poco uno degli elementi fondamentali della pagina miniata, la scrittura appunto, protagonista indiscussa della storia del libro, in tutta la varietà della sua bimillenaria evoluzione, con esiti che ancora adesso appaiono di strabiliante bellezza. Basterebbe, per rendersene conto, aprire a caso uno qualsiasi degli splendidi facsimili pubblicati negli ultimi vent’anni in Europa da case editrici svizzere, spagnole, austriache e italiane e soffermarsi sulle pagine incipitarie, una più bella dell’altra nell’armonica disposizione della mise-en-page come nello straordinario andamento del testo tracciato dell’amanuense in scrittura carolina, gotica rotunda o littera antiqua. Prodezze grafiche ormai desuete, coltivate con passione solo da specialisti come Luca Barcellona o la pattuglia di appassionati raccolta attorno al vessillo dell’Associazione Calligrafica Italiana. Custodi tenaci di un’arte certamente minore, ma il cui tramonto, forse non a caso, coincide con il lento declino di altri storici valori dell’Occidente.

 

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