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Alumina 47 e i Libri d’Ore

Il Salterio di Ingeborg

di Gianfranco Malafarina (direttore di Alumina)

Quando una donna chiede lumi, è doveroso rispondere in modo preciso ed esauriente. Se poi si tratta di una testa coronata, è ovvio che l’interpellato ce la metterà tutta per fare buona impressione ed esaudire al meglio le richieste dell’augusta committente.

Chissà, forse è proprio per questo che alcuni tra i più sbalorditivi Libri d’Ore della storia della miniatura sono legati alla figura di sovrane, principesse e nobildonne del Medioevo e del Rinascimento in grado evidentemente di valutare il talento di un maestro della miniatura con discernimento spesso maggiore dei rispettivi consorti, impegnati sui campi di battaglia o nelle solite beghe di potere.

Merito del ben noto senso estetico femminile, di una maggiore disponibilità di tempo e di una particolare sensibilità che in quegli anni segnati da acerbi contrasti portavano la donna, presso i ceti più acculturati, a cercare nel libro, non tanto e non solo momenti di futile evasione (che peraltro venivano forniti in abbondanza dai primi “romanzi rosa”), ma soprattutto il conforto, il raccoglimento e l’intimo, muto dialogo spirituale con il Signore e i suoi intercessori consentito da questi squisiti manufatti destinati alla devozione privata.

Un esempio tra i più toccanti di questo singolare rapporto tra una dama di sangue blu e il suo libro di preghiere, è il Salterio di Ingeborg illustrato in questo numero, legato alla figura dell’infelice consorte di Filippo II Augusto, re di Francia. Un codice di strepitosa bellezza, il cui fascino particolare nasce dalle splendide miniature, dalla profusione della foglia d’oro zecchino, dalla ricchezza e varietà del registro cromatico e dalla felice condotta dei contorni e delle cornici, tale da evocare lo sfavillìo misterioso delle vetrate gotiche.

Insomma, un capolavoro assoluto che certo fu di lenimento alle pene della sfortunata sovrana, così come in seguito avverrà per Anna di Bretagna e Claudia di Francia, Maria de’ Medici e Maria Stuarda, Maria di Navarra e Isabella di Castiglia, e tante altre primedonne della storia europea. Il che ci porta anche a ragionare di donne e bibliofilia, un rapporto che – chissà per quali motivi – si è andato sfilacciando nel tempo fino a diventare quasi del tutto evanescente. Ma questa è un’altra storia.

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