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Un capitolo di storia

 

Articolo di Elena De Laurentiis dal numero 44 di Alumina

La Biblioteca Capitular di Toledo iniziò a formarsi alla fine dell’XI secolo e la sua storia è intimamente legata a quella della Cattedrale toledana e alle vicende politiche, religiose e culturali della città.

Le vicende

Durante il periodo mozarabico (711-1085), compreso fra l’invasione islamica e la riconquista della città, Toledo fu governata da un regime musulmano che concesse alla comunità cristiana – detta mozarabica – libertà di culto, sebbene in maniera molto limitata. La vitalità della chiesa mozarabica toledana è comunque testimoniata dai codici prodotti in questo periodo, che sono copiati in un tipo di scrittura definita nazionale o visigotica, ma che all’epoca si chiamava toledana, in quanto fu creata a Toledo e da lì si diffuse in tutta la Penisola.

Nel 1085, dopo quasi quattro secoli di dominazione araba, Alfonso VI riconquistò Toledo ma mantenne la “mezquita” come luogo di culto islamico. La tradizione vuole che, due anni più tardi, la regina Costanza e l’arcivescovo Bernardo de Sédirac, approfittando dell’assenza del re, occuparono la moschea e la consacrarono come chiesa, imponendo il rito romano in accordo con la regola benedettina. La restaurazione del culto cristiano è testimoniata dai manoscritti liturgici e musicali che, attraverso l’arcivescovo, giunsero a Toledo dal sud della Francia.

Nel corso del XIII secolo la “mezquita-catedral” venne demolita per edificare un nuovo tempio cattolico, secondo i modelli delle grandi cattedrali europee, i cui lavori di costruzione durarono per più di due secoli.

La sede e i fondi

La Biblioteca Capitular si trova all’interno del complesso architettonico della Cattedrale, in un’ampia stanza anticamente affrescata, situata sopra la Sala Capitular estiva, tra il chiostro basso e quello alto, e comunicante attraverso una caratteristica scala. In origine la biblioteca o “Librería del Cabildo” si trovava vicino alla Scuola cattedralizia, tra le cappelle di San Pedro e San Blas. Fu edificata intorno al 1382 dall’arcivescovo Pedro Tenorio (1377-1399) che donò la sua ricca e selezionata biblioteca alla Cattedrale e fece costruire un locale apposito per renderla indipendente dal tesoro del “Sagrario”, dove fino a quel momento venivano riposti i libri.

All’inizio del XVI secolo, su iniziativa del cardinale Jiménez de Cisneros, la biblioteca fu ampliata e decorata con affreschi alle pareti da Juan de Borgoña, mentre il pavimento fu ricoperto da una bella “azulejería” toledana che si è conservata in buone condizioni. Alla fine del XVIII secolo il cardinale Lorenzana decise di restaurare la biblioteca secondo il gusto dell’epoca e quindi fece imbiancare le pareti e ricoprire il tetto con una volta di gesso. Inoltre fece costruire nuovi armadi-libreria per riporre e proteggere i numerosi libri che nel frattempo si erano acquisiti e incorporati al fondo già esistente.

La Biblioteca Capitular di Toledo è costituita da tre grandi fondi: l’Antiguo Fondo Toledano, il Fondo Zelada e il Fondo Lorenzana, per un totale di oltre 2500 manoscritti e 5500 volumi a stampa. A questi tre gruppi che costituiscono il nucleo della biblioteca storica, sono da aggiungere i volumi a stampa dei secoli XIX e XX, incorporati posteriormente e inclusi nel catalogo della biblioteca.

Il fondo manoscritti della Biblioteca Capitular è composto da 2531 opere che sono contenute in 2292 volumi. Tra i codici depositati attualmente nella biblioteca, 750 provengono dall’Antiguo Fondo Toledano, 1515 dalla donazione del cardinale Zelada e 27 corrispondono ai codici della Cappella Sistina donati nel 1798 dal cardinale Lorenzana. A questi andrebbero aggiunti oltre 230 codici che, a seguito del processo di alienazione dei beni ecclesiastici del XIX secolo, furono trasferiti a Madrid e sono tuttora depositati nella Biblioteca Nacional de España.

Biblia de San Luis 1226 - 1295. Biblioteca di Toledo

L’antiguo fondo toledano

I primi manoscritti della Biblioteca Capitular erano codici liturgici, messali e antifonari di rito romano-gallicano, provenienti da centri monastici del sud della Francia. Questi codici servirono da modello ai nuovi manoscritti liturgici che ben presto il Capitolo della Cattedrale iniziò a commissionare per sopperire alle necessità dell’uso liturgico e, quando essi non servivano più, venivano depositati nella biblioteca. Gli antichi e preziosi manoscritti di liturgia ispanica e i codici in scrittura visigotica di vario contenuto – patristico, biblico, canonico, grammaticale, ecc. – provenienti dalle parrocchie mozarabiche, confluirono nella biblioteca solo molto tempo dopo la riconquista della città da parte di Alfonso VI (1085) che portò al cambio di rito e all’elevazione della chiesa a sede metropolita e primaziale di Spagna. A incrementare il fondo di libri dell’Antiguo Fondo Toledano contribuirono in gran parte i lasciti e le donazioni di personaggi vincolati con la Cattedrale, soprattutto arcivescovi, canonici e clerici. Alla “Escuela de Traductores de Toledo”, formata da numerosi eruditi cristiani e giudei che, a partire dalla metà del XII secolo e sotto il mecenatismo degli arcivescovi, si interessarono alla scienza araba e tradussero alcuni importanti testi come l’Avicenna latinus, l’Aristoteles toletanus e l’Averroes latinus, si ricollega la presenza nella biblioteca di opere risalenti a questo illustre periodo. Tra le acquisizioni di libri più significative del XII secolo si ricordano quelle del canonico Domingo Bermúdez e del traduttore Juan Hispano. Nei secoli successivi altri importanti personaggi donarono le loro collezioni alla Cattedrale, come l’arcivescovo Gonzalo Pétrez (1280-1299), alias Gonzalo García Gudiel, che portò dall’Italia le migliori traduzioni aristoteliche fatte direttamente dal greco da Guglielmo di Moerbeke, l’arcivescovo Vasco Fernández de Toledo (1353-1362), il maestro decano Esteban Alfonso (1287-1307), ma soprattutto risalta il già menzionato arcivescovo Pedro Tenorio (1377-1399) che donò tutti i suoi manoscritti acquisiti a Perugia, quando fu professore e rettore dell’Università di quella città, e durante il suo soggiorno ad Avignone.

Nel XV secolo seguirono le donazioni del cardinale Carrillo de Albornoz (†1434), dell’arcivescovo Carrillo de Acuña (1446-1482) e del cardinale González de Mendoza (1482-1495). All’inizio del secolo successivo il cardinale Francisco Jiménez de Cisneros (1495-1517) donò alcuni dei suoi più preziosi manoscritti miniati come il Misal Rico e le edizioni a stampa del Misal Mozárabe e del Breviario Mozárabe. Le opere che costituivano la Biblioteca erano soprattutto i testi della Sacra Scrittura, i trattati teologici, patristici, liturgici e le opere relazionate alla predicazione, alla devozione e al ministero episcopale e sacerdotale, ma vi erano anche altri libri di filosofia, diritto civile e canonico, storia, poesia, matematica, astronomia, musica e così via, ovvero opere che riguardavano ogni branca del sapere dell’epoca.

Il fondo zelada e il fondo lorenzana

Alla fine del XVIII secolo la Biblioteca Capitular fu incrementata dalle due importanti collezioni dei cardinali Francesco Saverio de Zelada (Roma, 1717-1801) e Francisco Antonio de Lorenzana (León, 1722 – Roma, 1804).

Francesco Saverio de Zelada, di origine spagnola, fu un personaggio di grande rilievo della politica romana di fine Settecento, ricoprendo alte cariche presso la Santa Sede. Il 19 aprile del 1773 fu creato cardinale e nello stesso anno fu uno dei principali redattori della bolla di soppressione dei Gesuiti. Bibliotecario della Vaticana dal 1779 e segretario di Stato di Pio VI dal 1789 al 1796, Zelada ebbe fama di uomo erudito e raffinato bibliofilo. Raccolse una ricca biblioteca e numerose antichità, monete e medaglie, iscrizioni, strumenti di fisica e oggetti d’arte che collocò nella casa generalizia dei Gesuiti, divenuta sua residenza dopo la soppressione dell’Ordine. Durante il periodo dell’invasione francese, vedendo che si appressavano tempi duri per i libri, spedì gran parte dei suoi manoscritti a Toledo dove, per mediazione del cardinale Lorenzana, furono donati alla Biblioteca Capitular.

Questi apporti, altamente significativi per la loro qualità, costituiscono l’insieme di manoscritti e libri a stampa più importanti tra quelli ricevuti negli ultimi secoli. La Biblioteca Capitular, prima di queste due donazioni, possedeva circa 815 codici ma grazie ai cardinali Lorenzana e soprattutto Zelada, il numero di volumi posseduti raggiunse la cifra di 2527.

Il Fondo Lorenzana è il meno consistente dei tre ma è di notevole importanza, in quanto è composto dai manoscritti liturgici provenienti dalla Cappella Sistina che il cardinale recuperò durante i tragici eventi dell’invasione di Roma da parte delle truppe napoleoniche. I codici sistini che il Lorenzana donò alla Cattedrale toledana formavano un gruppo di trenta manoscritti dei secoli XV-XVIII, tranne un evangelistario e un sacramentario più antichi. Questi manoscritti si trovano ancora nella Biblioteca Capitular, a eccezione di tre codici che nel 1869, a seguito del processo di alienazione dei beni della chiesa, furono depositati nella Biblioteca Nacional di Madrid. Tra i codici sistini del Fondo Lorenzana si distinguono messali, breviari, epistolari, evangelistari, canoni e messali parziali con le più importanti messe dell’anno liturgico, quasi tutti commissionati o destinati a diversi pontefici, oppure realizzati per alti dignitari ecclesiastici. La ricchezza delle decorazioni miniate e il pregio delle legature, confermano il prestigio dei loro illustri possessori.

 

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