L’editoriale di Alumina 54

Pubblichiamo di seguito l’editoriale del nostro direttore Gianfranco Malafarina uscito nel numero 54.

Quarantasette miliardi di euro. Pare sia questo, stando a un recente rapporto del Ministero dei Beni culturali, il valore economico complessivo dell’industria della cultura. Architettura, cinema, arti visive, editoria libraria e quant’altro, nel nostro Paese, rientra a grandi linee nel comparto della creatività culturale, contribuendo per il 2,9% al Pil nazionale (secondo i dati del 2014), dando lavoro ogni anno a un milione di occupati, quasi metà dei quali giovani, ma soprattutto suggellando nel segno della bellezza quell’immagine di eccellenza e di qualità con cui l’Italia diffonde e a difende nel mondo intero il primato di molti suoi prodotti e dell’intero sistema-paese. Certo, i dati parlano chiaro, e non c’è dubbio che questo complesso di attività più o meno immateriali che va sotto il nome di “Italia creativa” sia un volano, un potente motore ausiliario per il turismo e il Made in Italy. Ma il fatto che questo rapporto sia ormai di un’evidenza inconfutabile, non può e non deve farci dimenticare che in questo campo la materia prima di ogni ragionamento e di ogni possibile intervento, oltre all’entusiasmo e all’abnegazione di tanti volenterosi “operatori della bellezza”, è pur sempre un patrimonio paesistico, artistico, architettonico davvero unico al mondo, spesso non adeguatamente tutelato, difeso, valorizzato, paradossalmente proprio a motivo della sua estrema ricchezza e della sua capillare diffusione su tutto il territorio nazionale. Ecco perché, rotto il tabù che ostacolava la collaborazione pubblico-privato, il ministro Franceschini ha lanciato ultimamente un appello denso di significato – “Ogni impresa adotti un monumento” – incontrando nel mondo imprenditoriale un consenso caloroso e unanime, tale da preludere a un ulteriore sviluppo di forme di mecenatismo peraltro già attive grazie a misure come l’art bonus. Inutile aggiungere, per chi già ci conosce, che Alumina e Nova Charta non hanno certo atteso questo invito per darsi da fare, e già da dieci anni, senza clamori e senza bussare alla porta di nessuno, sponsorizzano con il progetto “Salviamo un Codice” il restauro e lo studio di un manoscritto di particolare rilievo storico-artistico. Quest’anno tocca al Codice Sforza della Biblioteca Reale di Torino, altri interventi seguiranno nei prossimi anni. Ma nel frattempo sarebbe bello che qualcuno, prima o poi, si accorgesse dell’impegno e del coraggio di una piccola casa editrice di mezzi limitati ma dal grande cuore.

 

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