Le edizioni raffinate e la filiera della carta

Riportiamo l’editoriale del nostro direttore pubblicato sul numero 46 di Alumina che fa riflettere.
Da condividere con chi oggi fa ancora “colta divulgazione”.

Buona lettura

di Gianfranco Malafarina

La filiera della carta.

Se c’è un’espressione che detesto con tutto il cuore, pur riconoscendone la validità sul piano statistico e macroeconomico, è proprio questa.

 

Ma come: l’informazione, l’approfondimento e l’evasione forniti con regolarità e in abbondanza al nostro Paese da quotidiani e periodici non sarebbero altro che la filiera della carta? E dove collocare il volantino dell’idraulico e la brochure dell’albergo, la ricevuta fiscale e il manifesto pubblicitario, il catalogo dei mobili e la cartolina illustrata (purtroppo ormai pressoché estinta)?

 

Ma è ovvio, preciserebbero i soloni dell’economia nel loro linguaggio algido e distaccato: sempre là, nella filiera della carta. E anche la saggistica e la poesia, il romanzo giallo e la chick-lit, i manuali di cucina e le guide turistiche, i cataloghi d’arte che ci portano in casa le grandi mostre e le raffinatissime edizioni in facsimile di rari codici miniati, insomma l’industria dei contenuti librari nella sterminata, multiforme e a volte stupidamente deprecata quantità della sua offerta culturale, rientrerebbero naturalmente in questo variegato quanto generico filone merceologico, oggi colpito da una crisi di proporzioni inimmaginabili e dall’esito alquanto incerto e forse fatale.

 

Bene (anzi, male). Se le cose stanno così, l’editore e il direttore di questa rivista, anche a nome dei loro ventisette lettori, ci tengono a dichiarare che non ci stanno, che non intendono arrendersi. E non potendo chiamarci fuori dal calderone della “filiera della carta” (giacché questo è pur sempre il supporto materiale della rivista), noi di Alumina rivendichiamo il ruolo insostituibile e non fungibile di ogni singolo prodotto dell’industria editoriale cartacea e in particolare delle riviste culturali, preziosi veicoli di ricerca, di studio e – perché no? – di colta divulgazione, che nulla chiedono ai pubblici poteri perché fieri di camminare sulle proprie gambe.

 

Per cui, a nome di tutte le testate culturali e di nicchia ancora attive in Italia, diciamo: forza e coraggio, patriotisme et endurance, proprio come l’appello lanciato un secolo fa dal cardinale primate del Belgio ai propri connazionali dopo l’invasione del paese da parte delle truppe tedesche. Un proclama, per restare nell’argomento della nostra rivista, che due monache esperte di miniatura tradussero nel 1914 in un codice miniato di sapore neogotico presentato nelle pagine che seguono da Giulia Orofino. Ci piace riproporlo oggi, a cento anni esatti dall’inizio della prima guerra mondiale, come incredibile cimelio in forma di codice di uno dei momenti più drammatici della storia europea. E anche, si parva licet…, come invito alla resistenza dell’editoria cartacea grande e piccola (e “in miniatura”) contro la bellicosa aggressione dei new media e dell’editoria digitale.

 

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