Benedetto Bordon, un artista colto e versatile

Riportiamo dal numero 2 di Alumina la storia di Benedetto Bordon:

Benedetto Bordon, un artista colto e versatile

di Susy Marcon

Benedetto Bordon fu abile miniatore, ma anche disegnatore per incisioni e curatore di testi figurati, e forse esercitò anche la pittura, se a lui si dovevano i quadri menzionati nel suo primo testamento. Nacque a Padova, da un barbiere, in un anno che si colloca fra il 1445 e il 1450, oppure nel 1460 come suggeriscono fonti discordi nell’indicarne l’età, e morì a Padova nel 1530.

La sua attività si svolse interamente fra Padova e Venezia, e fu varia per tematiche e interessi: spaziò dai soggetti religiosi a quelli cartografici e si caratterizzò per lo sviluppo di temi legati alla classicità, come si addiceva all’ambiente veneto del secondo Quattrocento.

 

Educato nel clima della cultura antiquaria padovana, che in campo artistico vedeva persistere l’impronta donatelliana e dominare l’arte di Andrea Mantegna, Benedetto Bordon si inserì poi con successo a Venezia, nell’epoca della maturità di Giovanni Bellini e di Cima da Conegliano, al tempo della piena affermazione della seconda generazione degli scultori Lombardo. Benedetto ebbe commissioni prestigiose, che lo videro legato agli ambienti eruditi ed ecclesiastici delle due città, e si seppe inserire negli ambiti culturali e commerciali che resero fiorente la nuova arte della stampa sino a intrecciare sodalizi particolari con Aldo Manuzio e Lucantonio Giunta. Lungo la seconda metà del Quattrocento e oltre, gli stampatori veneziani produssero pagine di tale eleganza da generare una nuova speciale fioritura veneta dell’arte del minio. Benedetto trovò modi adatti a illustrare e decorare, ma volle anche occuparsi in prima persona di alcuni testi da dare alle stampe.

L’attività a Padova

Indagato dalla storiografia a partire dalle opere di miniatura tarde documentate, Benedetto Bordon risulta oggi testimoniato da un numero insolitamente alto di documenti, che attestano delle sue vicende biografiche e del suo lavoro, costituiti da carte d’archivio e da menzioni negli scritti di storici e di letterati. Egli ebbe grande fama presso i contemporanei come miniatore, ma anche e del pari come umanista, geografo e astronomo. La firma, nella forma “Be­nedictus Patavinus”, si legge entro la serie degli incunaboli decorati per il commerciante di libri Peter Ugelheimer: nel Decretum Gratiani e nel Digestum novum di Giustiniano, stampati a Venezia da Jenson nel 1477, e nelle Decretales di Gregorio IX stampate dallo stesso Jenson nel 1479 (oggi Gotha, Landesbibliothek, rispettivamente Mon. Typ. 1477.2°.12; Mon. Typ. 1477.2°.13; Mon. Typ. 1479.2°.4). In quelle prime opere, realizzate fra il 1477 e la prima metà degli anni Ottanta, Benedetto lavorò accanto a Girolamo da Cremona e al Maestro delle sette Virtù. Sulle miniature di questi due artisti si modellò il linguaggio del Bordon, che vi colse i temi iconografici antiquariali e preziosi, e vi trovò aperture stilistiche verso le forme e la luce ferraresi. Il Maestro delle sette Virtù, denominato sulla scorta di una miniatura entro quella stessa serie di incunaboli, e Benedetto Bordon presentano momenti di tale vicinanza che si sono creati presso la letteratura critica due cataloghi tangenti e sovrapposti per alcuni numeri. Entro la medesima lezione bordoniana si colloca la decorazione dell’esemplare membranaceo del Pietro D’Abano, Conciliator differentiarum philosophorum et medicorum stampato a Venezia nel 1483, realizzato anch’esso, in prosieguo di tempo, per Peter Ugelheimer (L’Aja, Koninklijke Bibliotheek, Inc. 169 D 3). Mostrano il medesimo linguaggio le miniature del Libro d’Ore di Vienna (Österreichische Nationalbibliothek, cod. 1970), e l’esemplare del Plauto stampato a Venezia nel 1472 conservato presso la stessa Biblioteca (Inc. 4 D 11). Vedono Benedetto ancora abitante a Padova l’atto di matrimonio del 1480, un contratto di vendita del 1488 redatto presso il convento di San Giovanni di Verdara, nel quale Benedetto compare quale testimone, e il testamento della madre Bartolomea rogato a Padova l’11 luglio 1492. Poco oltre egli si trasferì a Venezia, dove la famiglia Bordon è testimoniata dimorare nei primi anni del nuovo secolo.

 

La bottega veneziana del bordon

A Venezia egli dovette fermarsi stabilmente, e vi ebbe tanto successo che lo stile bordoniano dominò per alcuni decenni nella miniatura e nella decorazione libraria. Il 3 maggio 1494 Benedetto chiese alla Serenissima il privilegio (ossia l’esclusiva) per la pubblicazione dei Dialoghi di Luciano, che comparvero nello stesso anno stampati a sue spese, in Venezia presso Simone Bevilacqua. Si pensa che la corniciatura xilografata iniziale, tanto singolarmente realizzata su fondo scuro e con motivi decorativi tratti dal repertorio classico, possa essere stata disegnata da lui stesso; tanto più, dal momento che un esemplare della stampa del Luciano (Vienna, Österreichische Nationalbibliothek, Inc. 4 G 27) fu da lui miniato, con la corniciatura e vignette illustrative, per un Morosini del quale porta lo stemma. Le scene del Luciano hanno costituito il riferimento per ulteriori attribuzioni, ormai numerose, alla mano del miniatore. In quei personaggi mitologici posti a dialogare entro brevi paesaggi atmosferici, Benedetto mostra già di avere aggiornato la solidità della sua formazione artistica padovana, con aperture verso i paesaggi cimeschi, e colorazioni sfumate come poteva vedere nei quadri del Giambellino, imperante nella Venezia dell’ultimo decennio del secolo. Da allora in poi Bordon continuò a fare propri i modi della pittura lagunare, innovando nel contempo, grazie alla sua attività complessa, le forme dell’arte libraria e decorativa veneziana. Miniò libri d’ore, come quello ricordato nell’elenco delle opere notevoli redatto da Marcantonio Michiel lungo la prima metà del Cinquecento. Questi registra come presente nel 1532 presso la collezione di Andrea Odoni “El David nel principio dell’altro Officiol fu de man de Benedetto Bordon” (Der Anonimo Morelliano (Marcanton Michiel’s Notizia d’opere del disegno, Text und Übersetzung von Dr. Theodor Frimmel, Wien, Graeser, 1888). Benedetto e l’ancora misterioso Jacometto veneziano, autore di un ulteriore Offiziolo della stessa collezione, sono gli unici miniatori menzionati dal Michiel, celeberrimi a quel tempo. Nel genere, a Benedetto è riferibile il Libro d’Ore conservato a Berlino (Kupferstichkabinett, 78 B 21). Decorò anche quegli Offizioli di piccole dimensioni destinati alla devozione privata, che vennero in voga a Venezia tra gli anni Ottanta e lo scadere del secolo; ne dovette miniare numerosi, dalla tipologia decorativa che si ripete, come il codice Lat. I, 92 (=2961) della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, il cod. 8 della Naucˇna Biblioteka di Zara. Nel contempo egli fu lungamente coinvolto nel campo dell’editoria e dell’incisione xilografica, tanto da determinare le scelte stilistiche della stagione xilografica veneziana dell’ultimo decennio del Quattrocento e dell’inizio del nuovo secolo. Dopo annoso argomentare, si tende oggi a riferire al disegno del Bordon la serie di figure che costella le pagine straordinarie dell’Hypnerotomachia Poliphili, stampata da Aldo Manuzio nel 1499, sebbene resti aperta la possibilità che la responsabilità dei disegni sia diversa. Si tratterebbe comunque di un suo alter ego che fa emergere l’abilità nel disegno invece degli aspetti pittorici e del gusto per le scene intimiste e paesistiche. Il linguaggio del Bordon in questi anni si avvicina alquanto a quello del vigoroso cosiddetto Secondo Maestro del Canzoniere Grifo, il cui catalogo è ancora poco articolato, ma che sembra diventare esemplare per le future realizzazioni bordoniane. La questione non è di poco conto, e coinvolge la possibilità di articolare maggiormente le assegnazioni delle xilografie bordoniane che si ritrovano nei volumi editi a Venezia tra la fine del secolo e i primi decenni del Cinquecento, e in particolare per un gruppo di xilografie fra le quali emergono per bellezza le impegnative figure inserite nel benedettino Regulae Ordinum, stampato da Giovanni Emerico da Spira per Lucantonio Giunta nel 1500, e nelle Epistole devotissime di santa Caterina, edite nello stesso anno da Aldo Manuzio. Comunque, l’attività di disegnatore per xilografie è documentata per Benedetto. La sequenza dei grandi fogli col Triunpho di Cesaro, nei quali si snoda il lungo corteggio trionfale volto verso il Colosseo, incisa su dodici legni dall’alsaziano Jacobus Argentoratensis, corrisponde allo stile disegnativo del Bordon ed è indubbiamente riconducibile a quei Trionfi per i quali Benedetto aveva chiesto e ottenuto il privilegio di stampa nel 1504. La collaborazione tra il Bordon e l’abile incisore è testimoniata dal comparire della sigla I.A. in altre belle figurazioni si stile bordoniano. Non è nota oggi invece alcuna copia delle tavole che dovevano comporre Tuta la provincia de Italia, e quelle che dovevano formare un Mappamondo, per l’edizione dei quali Benedetto aveva richiesto il privilegio nel settembre 1508; le opere furono realizzate, se poterono vederle Leandro Alberti, che ricorda Bordon come valente geografo e cosmografo (Leandro Alberti, Descrittione di tutta l’Italia, in Bologna, per Anselmo Giaccarelli, 1550 p. 427), e lo Scardeone (Bernardino Scardeone, De antiquitate urbis Patavii, Basileae, Episcopius, 1560, p. 254). Benedetto fu noto fra i contemporanei e ne fu apprezzato lo stile. Andrea Navagero accenna a un Virgilio miniato dal Bordon – da identificarsi probabilmente con l’edizione aldina del 1514 – in una sua lettera del gennaio 1515 scritta da Padova a Giovan Battista Ramusio (Emanuele Antonio Cicogna, Delle inscrizioni veneziane, vi, Venezia, Orlandelli, 1853, p. 323). Si trattava certo di uno di quei volumetti stampati fra il primo e il secondo decennio del Cinquecento nella casa di Aldo Manuzio, realizzati in formato piccolo e leggermente oblungo, di contenuto letterario e destinati alla lettura preziosa dei letterati e agli ozi dei nobili. Sono stati individuati svariati esemplari di tali enchiridia, anche membranacei, con miniature riferibili al Bordon o alla sua maniera, tanto da poter pensare a un rapporto privilegiato del miniatore con Aldo e la sua officina veneziana.

Commissioni laiche, colte e ufficiali. Commissioni religiose di prestigio

Sono stati assegnati al Bordon i libri da coro manoscritti miniati già appartenuti ai Francescani del convento veneziano di San Nicolò della Lattuga, oggi conservati in modo frammentario (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ross. 1195; Arezzo, Archivio Capitolare, Ms. 75, 1-19; Arezzo, Museo Medioevale e Moderno, Ms. 1781, in deposito presso la Biblioteca della stessa città) realizzati intorno all’ultimo quinquennio del Quat­trocento. In tali e simili miniature bordoniane di soggetto sacro nel grande formato si rispecchiano le xilografie, che si connotano spesso come puntuali trasposizioni, dell’impegnativa edizione a stampa veneziana dell’Antifonario e Graduale che fu portata a termine tra gli anni 1499-1504 da Lucantonio Giunta. Negli esemplari più prestigiosi di quei grandi volumi, spesso membranacei, le belle xilografie di piena impronta bordoniana furono completate a mano con una coloritura coprente e con l’oro, tale da poter essere assimilata alla miniatura vera e propria, con uno stile che le rivela eseguite dallo stesso Maestro, o nella sua bottega. Diversi Messali veneziani dell’epoca, decorati per mezzo di legni con corniciature e grandi scene, secondo i modi alla francese che si erano ormai imposti, possono essere ricondotti al disegno di Benedetto. In particolare connessione con i Corali giuntini si collocano i legni del Missale giuntino del 1501 e del 1503 (è colorato, ad esempio, l’esemplare membranaceo conservato a Venezia, Fondazione Giorgio Cini, Cini 743).

Un contratto dell’aprile 1523 documenta la commissione al Bordon della miniatura di un Evangeliario e di un Epistolario da parte dei Benedettini di Santa Giustina in Padova: si tratta del firmato Evangeliario di Dublino (Chester Beatty Library, cod. W 107) e dell’Epistolario conservato a Londra (British Library, Add. Ms. 15815). Queste miniature hanno costituito il primo punto fermo per la delineazione del catalogo di Benedetto, che nella maturità restò sostanzialmente fedele al proprio stile giovanile, aggiornandosi tuttavia nella resa formale. Nelle miniature tarde egli tese a sfaldare quelle volumetrie, che sulle prime erano state nette, prediligendo i tocchi di colore e l’ariosità. Sempre a Venezia, e su privilegio a lui concesso dalla Serenissima su petizione del 1526, uscì il Libro di Benedetto Bordone nel qual si ragiona di tutte le isole del mondo, stampato una prima volta dallo Zoppino nel 1528 e ristampato in seguito col più celebre titolo di Isolario. Il testo è corredato dalla delineazione mediante legno di un mappamondo, da carte di tipo nautico e vedute di città, nella tradizione dei cosiddetti Isolari, di Bartolomeo de li Sonetti e delle Cronache illustrate. L’opera ebbe fortuna, grazie alla ricchezza delle fonti compendiate e all’aggiornamento delle notizie. Nel frattempo l’attività di miniatore del Bordon si estese anche a svariati documenti ufficiali della Repubblica veneziana, e intorno ai primi due decenni del Cinquecento egli determinò le scelte iconografiche e stilistiche del genere: a Venezia succedeva d’abitudine che i migliori artisti godessero di preferenze esclusive. Esempi ne sono la Commissione ad Antonio Foscarini podestà e capitano di Feltre, del 1514 (Londra, British Library, Add. Ms. 20916) e la Promissione del doge Antonio Grimani del 1521 ( Londra, British Library, Add. Ms. 18000); gli spetta, ancora, il Capitolare dell’Arte della lana, miniato fra il 1523 e il 1526 (Parigi, Bibliothèque nationale de France, cod. Rotschild 1764). Verso la fine del terzo decennio Benedetto era ancora assai stimato, tanto che il cardinale Marino Grimani lo scelse per miniare il suo Evangelistarium, dal testo finito di copiare nel 1528, la cui decorazione incompiuta venne ultimata in seguito, conformandosi con lo stile bordoniano, dal prestigioso artista Giulio Clovio (Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. i, 103 =11925). Benedetto in questi ultimi anni sapeva ancora rinnovarsi, e nell’Evangelistario realizzò una sua versione dei motivi ganto-bruggesi che erano tanto apprezzati in casa Grimani. Propose i medesimi temi decorativi anche nelle commissioni per i Be­nedettini padovani di Santa Giustina, nell’Evangeliario oggi a Dublino e nel Messale (Londra, British Library, Add. Ms. 15813) lasciato incompiuto dal miniatore estense e padovano Antonio Maria da Villafora, cognato del Bordon, che ne aveva accompagnato le scelte stilistiche ed era venuto a morte nel 1511.

La morte a Padova

Nel febbraio 1530 Benedetto tornò a Padova, per morire in casa del medico Baldassarre, figlio del fratello Nicolò, e fu sepolto nella chiesa patavina di San Daniele. Aveva stilato due testamenti, a Venezia il 10 aprile 1529, e a Padova il 9 febbraio 1530, mutato in favore del nipote medico che lo curava. Fra i suoi cinque figli, tre femmine e due maschi, è stato riconosciuto l’umanista Giulio Cesare Scaligero (1484-1558), che in gioventù frequentò la bottega di Aldo Manuzio, ed ebbe notorietà come letterato e medico soprattutto in Francia. È verosimile che si debba a Benedetto la decorazione semplice, ma sapiente, del diploma della laurea di Giulio in artibus, conseguita a Padova nel 1519; sulla pergamena è raffigurato lo stemma della famiglia Bordon nel quale compaiono incrociati due bordoni, ossia bastoni da pellegrino, d’azzurro su oro (Venezia, Biblioteca del Museo civico Correr, P. D. 828.21). Nel suo primo testamento Benedetto aveva lasciato ai figli i suoi pochi averi, mentre allo Scaligero erano destinati tutti i suoi libri e in particolare quelli di astronomia e di filosofia.

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