Uno scrigno di capolavori

Codici italiani da Tenschert di Gianfranco Malafarina

Per la prima volta, la più grande libreria antiquaria specializzata in codici miniati, Antiquariat Bibermühle di Heribert Tenschert, dedica uno dei suoi sfarzosi cataloghi a una qualitativa selezione di manoscritti italiani. Un rassegna di capolavori che farà sensazione tra i collezionisti, i bibliofili e gli studiosi di tutto il mondo.

Un catalogo che Nova Charta si pregia di avere in vendita tra i suoi scaffali virtuali.

 

 

E’ una vera antologia della miniatura italiana, l’ultimo catalogo di Antiquariat Bibermühle. Come se lo “studiolo” di un grande mecenate o di un raffinato bibliofilo, gremito di capolavori dal XIII al XVIII secolo e oltre, si fosse trasferito integralmente a Ramsen, non lontano dallo scroscio imponente delle Cascate di Sciaffusa, per prendere temporaneamente alloggio, in attesa di nuovi, altrettanto appassionati estimatori, tra gli scaffali densi di storia e di cultura della libreria antiquaria di Heribert Tenschert.

Dottamente chiosato dallo stesso Tenschert e da un esperto del calibro di Eberhard König, docente di storia dell’arte alla Freie Universität di Berlino e massimo esperto “at large” di miniatura europea, il catalogo presenta un particolare interesse non solo perché allinea opere di indiscutibile qualità e squisita fattura, ma anche perché i manoscritti miniati di scuola italiana, a differenza di quanto avviene per la miniatura francese o fiamminga, passano raramente sul mercato, dove peraltro, forse per via di una certa “neghittosità” del collezionismo nostrano oppure a causa della netta prevalenza di una produzione liturgica piuttosto impegnativa anche in senso “fisico”, non sempre godono di alti indici di gradimento.

 

OPERE SENSAZIONALI

Ciò non toglie che alcune tra le opere allineate in catalogo da Heribert Tenschert ed Eberhard König lascino letteralmente a bocca aperta, come per esempio una spettacolare versione delle Meditationes super vitam Christi dello Pseudo-Bonaventura (Johannes de Caulibus?), realizzata agli inizi del XIV secolo e illustrata con 27 miniature che sembrano uscite direttamente da uno stretto ambito giottesco. Alcuni soggetti, infatti, presentano spiccate affinità con gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, mentre altri, con tutta evidenza della stessa mano, risultano stilisticamente più autonomi, come se l’artista avesse dovuto mutare in corso d’opera il proprio linguaggio figurativo sotto l’influsso delle dirompenti novità introdotte a Padova dal maestro di Bondone.

Non meno sensazionale l’ottavo lotto del raffinato “capriccio italiano” di Antiquariat Bibermühle, un delizioso bestiario, noto come Fiore di Virtù, che riprendendo una popolare tradizione medievale ispirata al testo tardo-antico del Fisiologo, descrive vizi e virtù del genere umano sotto il profilo di reali o presunte corrispondenze simboliche con analoghe peculiarità del mondo animale. Scritto da un autore non meglio identificato, il trattatello godette in Italia di larga diffusione e passò tra le mani di poeti, scrittori e artisti come il Petrarca, il Sacchetti e Leonardo da Vinci. Datata al 1340, l’opera è illustrata con 37 deliziose immagini di animali, presumibilmente riferibili alla cerchia di Tommaso da Modena, ma non meno interessante è l’appendice finale contenente una serie di raccomandazioni circa la condotta cui devono attenersi le più alte cariche di una città, con riferimento più che probabile alla figura del podestà di Modena, Bertrando del Poggetto, il cardinale francese inviato in Italia da papa Giovanni XXII come legato pontificio di Lombardia, Romagna e Toscana con lo scopo di contrastare l’influenza ghibellina nella regione.

Cristoforo Majorana e Maestro dell'Altare di Boleo, Offiziolo di Elisabetta e Ludovico Peix. "Gesù tra i dottori e Madonna con il Bambino", Napoli, 1480-1505

 

L’EMILIA E LE ALTRE SCUOLE

Alla miniatura emiliana, e alla sua eletta cifra stilistica, rimandano anche alcune tra le opere che aprono il maestoso catalogo, come due splendide Bibbie bolognesi in perfetto stato di conservazione, la prima realizzata intorno al 1250 ed esemplificativa del “primo stile” della miniatura felsinea, la seconda eseguita verso il 1310 e caratterizzata da squisiti racemi a colori e 74 miniature che recano l’inconfondibile impronta della bottega di Jacopino da Reggio, mentre l’elegante scrittura è opera di un amanuense che si firma due volte “Magister Cabrinus da Cremona”. In ottimo stato, e privo di mende e lacune, anche il Messale di origine quasi sicuramente ferrarese, o meglio, forlivese, realizzato (o commissionato) per conto di Pino III Ordelaffi intorno al  1460, in cui l’eccellente partito decorativo, composto da 37 miniature tra cui una tavola dei Canoni a piena pagina, dichiara la provenienza dalla cerchia di Taddeo Crivelli e di Guglielmo Giraldi.

Dall’altra sponda del fiume Po provengono invece altri due Messali di superba fattura, il primo, altrettanto integro, situabile in area veneziana e riferibile alla cerchia di Andrea del Castagno o alla scuola di Cristoforo Cortese; il secondo, realizzato per il vescovo Ippolito de’ Rossi, firmato dal pittore Guarnerius Beretta, famoso miniatore attivo tra Pavia e Padova di cui fino al ritrovamento di questo manoscritto si conosceva soltanto il nome.

Straordinaria poi la selezione dei Libri d’Ore, illustrata da un delizioso Offiziolo di provenienza milanese o mantovana, databile intorno al 1400 e vergato interamente in foglia d’oro (tecnica che sembra non avere riscontri nell’ambito di questa particolare tipologia di codici devozionali), e da un Libro d’Ore di origine pure milanese o bresciana in cui lo stile delle 19 miniature a piena pagina, animate nel bas-de-page da delicate figure di animali, rimanda alla maniera di Belbello da Pavia e del Maestro delle Vitae Imperatorum. A chiudere il ristretto ma selettivo bouquet di Libri d’Ore, ecco poi un’autentica gemma della miniatura meridionale: l’Offiziolo di Elisabetta e Ludovico Peix, membri della corte aragonese di Napoli, i quali sul finire del Quattrocento affidarono il prezioso apparato decorativo del codice a due specialisti come Cristoforo Majorana e l’anonimo miniatore spagnolo noto come Maestro dell’Altare di Bolea.

Non mancano infine, nella doviziosa compagine di splendidi manoscritti assemblata nel corso della sua tournée italiana dal grande libraio antiquario, svariati testi umanistici eseguiti tra il 1370 e il 1460, tra cui redazioni riccamente illustrate, perfettamente conservate entro splendide legature, degli scritti di Cicerone, Virgilio, Marziale, Giovenale e sant’Agostino, mentre la musica e la poesia sono degnamente rappresentate da una singolare versione della Vita Nuova di Dante, scritta su pergamena e interamente decorata ai primi del Novecento da Attilio Razzolini, e da una partitura di Benedetto Marcello, multiforme ed eclettico genio barocco cui è dedicato il Conservatorio di Venezia.

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