Un serraglio gotico

(estratto del numero 36, alla fine del testo troverete le didascalie delle immagini)

Il bestiario Northumberland

di Cynthia White

Una vera Arca di Noè di pesci, uccelli, rettili e ogni sorta di animali reali e immaginari prende vita tra le pagine di un delizioso Bestiario  realizzato in Inghilterra intorno alla metà del XIII secolo. Un serraglio gotico che celebra le meraviglie del creato non meno che il messaggio spirituale e morale in esse trasfuso dal divino creatore

Realizzato intorno al 1250, nella forma di un piccolo libro tascabile e nello stile del primo gotico, il Bestiario Northumberland è uno dei più ricchi bestiari inglesi scritti in latino. Le sue 74 pagine contengono 112 miniature finemente disegnate e colorate (una a pagina intera e numerose a mezza pagina) oltre ad alcune note scritte da diverse mani tra il XIV e il XVII secolo.

 

Alla fine del volume, ci sono dei fogli bianchi con annotazioni del XVI e XVII secolo che ci permettono di ricostruire le vicende più tarde del manoscritto. Al f. 73v si osservano delle prove di penna presumibilmente ad opera di Robert Turges, ufficiale giudiziario del Dorsetshire nel 1508-09, il cui nome compare nella pagina. Nella pagina successiva appare, in scrittura seicentesca, la firma di Grace Fitzjames (morta nel 1725) la cui pronipote Elisabeth (1716-1786) portò con sé il manoscritto al castello di Alnwick quando suo marito Sir Hugh Smithson (1714-1786) fu nominato primo Duca di Northumberland nel 1766. Seguendo queste tracce è stato possibile ricostruire la storia del volume a partire da Dorset, intorno al 1500, fino al 1950, quando il Duca di Northumberland, Hugh Algernon Percy (1914-1988), lo mostrò per la prima volta ai suoi amici bibliofili in occasione di un incontro al Roxburghe Club. Poco dopo, E. G. Millar ne pubblicò una riproduzione (Oxford, 1958).

Quando il Duca di Northumberland vendette il Bestiario della sua famiglia (in precedenza, recante la segnatura Alnwick Castle 447) a un anonimo collezionista a un’asta di Sotheby nel 1990, esso era l’ultimo bestiario rimasto in mano di un privato. In occasione di quella vendita, un’ondata di curiosità si riversò verso il mondo della cultura medievale nell’ambito della quale ogni bestiario risulta come un raro passaggio verso la letteratura medievale. L’anonimo collezionista fu molto generoso con me e mi accordò il permesso di studiare il manoscritto, nonché di curare una traduzione del testo dal titolo From the Ark to the Pulpit.  Non molto prima della pubblicazione (Louvain-la-Neuve, 2009), il J. Paul Getty Museum di Los Angeles finì per acquistare il codice (Ms. 100) nel 2007.

 

LE FONTI

Un bestiario è una singolare opera medievale dove risultano combinarsi narrativa, amore per  gli animali e guida spirituale fatta passare per scienza naturale e teologia morale. La maggior produzione di bestiari si ebbe in Inghilterra e coincise con la nascita degli ordini mendicanti e la formazione di un corpus di ausili per la predicazione, le artes predicandi, che offrivano esempi per i sermoni. Molte delle omelie medievali si basavano su storie del tipo di quelle trovate nei bestiari a sostegno della convinzione diffusa che il mondo naturale fosse un riflesso del suo creatore e che attraverso il creato visibile si potesse conoscere  l’invisibile divino creatore. In molte delle voci su singole creature, le caratteristiche comportamentali degli animali rappresentano delle metafore dei diversi comportamenti dell’uomo.

I testi derivano fondamentalmente dal Physiologus tardo-antico, una raccolta di brevi voci su animali e piante. Scritto in greco tra il II e il IV secolo, il Physiologus, usa il simbolismo della natura per comunicare ai lettori gli insegnamenti cristiani. I testi comprendono citazioni dalla Bibbia, descrizioni delle caratteristiche fisiche delle creature e un’interpretazione allegorica di esse. Le numerose e multiformi versioni del Physiologus rappresentano gli antecedenti del bestiario del XII secolo. Intrecciato com’era con il genere degli hexaemera, ossia dei testi letterari sui sei giorni della creazione, il bestiario aggiunge al modello del Physiologus del materiale introduttivo sulla creazione del mondo, dell’uomo e degli animali. Adamo che dà il nome alle bestie (si veda immagine al f. 5v), che è una glossa al materiale sulla creazione, introduce il lettore al mondo degli animali per fare intendere che Dio voleva che l’uomo prendesse ad esempio alcune delle abitudini di essi. Quando usate come materiale per i sermoni, le storie dei bestiari fornivano ai predicatori un mezzo per interpretare il mondo naturale come metafora della creazione divina.

Oltre agli hexaemera, anche estratti dall’Etymologiae di Isidoro di Siviglia (ca. 560-636), da Plinio il Vecchio e da Solino finirono per trasformare il carattere del Physiologus in quello del bestiario vero e proprio. Le allegorie e il materiale didattico del Physiologus originale risultano messi da parte per fare posto ad un linguaggio più “scientifico” nella classificazione degli animali secondo il modello del Libro 12, chiamato De Animalibus, delle Etymologiae di Isidoro: bestie da soma, animali selvaggi, piccoli animali, serpenti, vermi, pesci, uccelli, insetti. Il De naturis rerum dell’ecclesiastico carolingio Rabano Mauro e i testi moralizzati su animali contenuti nel De bestiis et aliis rebus, scritto da un anonimo nel XII-XIII secolo, furono aggiunti successivamente dando al bestiario il suo aspetto finale.

Secondo una classificazione che fu per la prima volta presentata da M. R. James (1928) e quindi perfezionata da Florence McCulloch (1962), il Bestiario Northumberland è stato tradizionalmente accorpato ad altri tre manoscritti, i cosiddetti bestiari di transizione. Questi manoscritti condividono con esso il materiale sulla creazione, un sermone non identificato intitolato “Come un Peccatore può essere gradito a Dio” e la prefazione di Isidoro “Sulla natura degli animali”, anteposta al vero e proprio bestiario. La serie degli animali conserva in qualche misura quella originaria del Physiologus, con ampie estrapolazioni da Solino, Ambrogio, Rabano Mauro e dall’anonimo De bestiis et aliis rebus. Questi altri tre manoscritti sono il Bestiario di Leningrado del 1175-1200 ca. (San Pietroburgo, State Public Library Saltykov-Schedrin, ms. Q.v.V.1), quello di New York del 1187 ca. (Pierpont Morgan Library, ms. M.81) e quello di Londra del 1200-1210 ca. (British Library, ms. Royal 12.C.XIX). Fino a poco tempo fa era raggruppato con i manoscritti di transizione anche un bestiario ora a Cambridge del 1250 ca. (Trinity College, ms. R.14.9), ma recentemente è stato dimostrato che esso risulta avere più elementi in comune con la seconda famiglia di bestiari manoscritti, che è un altro gruppo nella classificazione di James McCulloch.

 

LA TRADIZIONE OMILETICA

Nel Bestiario Northumberland, ci sono cinquantadue animali, di cui trentaquattro fiere, inclusi il cane domestico e lo struzzo, che in qualche manoscritto è rimosso dalla sezione sugli uccelli; quattordici animali da mandria e da soma; tre animali di piccola taglia e il fantastico leucrocota il più rapido tra tutti gli animali selvatici, “con le cosce di un cervo, il petto e le gambe di un leone, la testa di un cavallo, zoccoli caprini, una bocca spalancata fino alle orecchie e un osso al posto dei denti”. Gli uccelli seguono le bestie: ne vengono indicati ventisette senza contare la seconda scheda sulla pernice o i capitoli sul pipistrello e l’ape. In questa sezione mancano due pagine, una dopo il f. 33 e l’altra dopo il f. 37, con l’aquila, l’avvoltoio, il corvo, la rondine e la quaglia. La sezione sui pesci contiene tredici schede e sottosezioni dal titolo “Abitudini riproduttive dei pesci”, “Nomi dei pesci”, “Pietà dei pesci”, “Procreazione dei pesci” e “Lezioni morali provenienti dai pesci”. Questa sezione si conclude con la discussione di Plinio sulle 144 specie di pesci e un lungo pezzo ‘Sull’acqua’ con le descrizioni di determinati laghi e sorgenti. Nella sezione ‘Sui Serpenti’ vi sono diciotto voci e pochi altri esemplari vengono nominati nel pezzo ‘Sulla Natura dei Serpenti’; le dieci schede ‘Sui Vermi’ terminano con una sezione chiamata ‘Movimento di un Verme’. Dopo le bestie e le creature ci sono tre altre sezioni: ‘Sulla Natura dell’Uomo’, ‘Sulle Parti del Corpo’ e ‘Sulle Età dell’Uomo’. Il manoscritto termina con la sezione finale dedicata agli Alberi.

Alcuni esempi di voci tratte dalle diverse sezioni del bestiario possono illustrare le intenzioni moralizzatrici e didattiche dei calligrafi di questo genere di libri considerati come supporti per i predicatori nelle loro omelie. La creatura maggiormente associata alla predicazione dai primi omiletici cristiani è il cane. Nel suo Sermone sul Cantico dei Cantici (2.17) Gregorio Magno (morto nel 604) presuppone la familiarità del suo pubblico con il cane prendendolo come simbolo del predicatore, con la volpe presentandola come simbolo dell’eretico e con la pecora assunta a simbolo del gregge fedele.

 

Davanti alle volpi noi pensiamo agli eretici e davanti

alle viti alle chiese … Talvolta

i predicatori vengono collegati per somiglianza

ai cani poiché, con il loro assiduo pregare, simile

all’abbaiare fastidioso di questi animali, sono in grado di cacciare

i nemici dalle pecore.

 

Nel Bestiario Northlumberland, il cane è più intelligente della maggior parte degli altri animali e solo lui è in grado di riconoscere il suo nome. I cani amano i loro padroni, come impariamo da questo esempio: “Quando un re fu catturato e imprigionato dai suoi nemici, i suoi duecento cani formarono una linea di difesa e lo fecero passare in mezzo alle forze nemiche”. Un cane può formulare proposizioni sillogistiche di modo che, posto di fronte alla biforcazione di una strada e dovendo scegliere da che parte andare, esso è in grado di decidere quale direzione prendere usando il senso dell’olfatto e trovare così la strada giusta. Secondo il bestiario, il cane è un modello per i predicatori. Quando un cane lecca una ferita con la lingua, la guarisce. Ciò significa che quando le ferite del peccatore sono messe a nudo durante la confessione, esse possono venire purificate dalla guida e dai consigli del sacerdote. Come la lingua di un cane cura gli organi interni di un uomo, anche i segreti del cuore sono spesso purificati dal lavoro pastorale del predicatore. In questa scheda, il calligrafo collega i predicatori ai cani suggerendo in che modo le storie di cani potessero essere utilizzate nei sermoni.

 

Incluso nella sezione sugli uccelli, il testo sulle api è pieno di elementi moralizzanti impliciti ed espliciti, anche se non direttamente riconducibili al Physiologus. Secondo il testo del Bestiario Northumberland, le api sono così chiamate perché nate senza piedi (a [senza] + pes [piedi]), che esse svilupparono invece più tardi, insieme alle ali. Questi animaletti sono abili a fare il miele e a progettare i loro alveari. Possiedono un esercito, un re e conducono battaglie. Nascono dai cadaveri dei buoi. Per crearle, la carne dei vitelli macellati è battuta in modo che i vermi che diventeranno api si formino dal sangue putrefatto. Qui, il testo aggiunge materiale desunto da Ambrogio e da Virgilio: le api corrono attraverso la campagna in giardini che emanano profumi di fiori e dove i ruscelli si sperdono nell’erba. Organizzano giochi ed esercizi militari; apprestano i loro accampamenti con celle esagonali simmetriche. Il lavoro è suddiviso: alcune cercano il cibo, altre proteggono l’alveare, alcune controllano che non arrivi il brutto tempo, mentre altre producono cera partendo dai fiori. Se provocate, esse  difenderanno l’alveare usando i loro pungiglioni velenosi. La scheda conclude che l’ape, come insegnano le Scritture, è come un buon lavoratore (Proverbi 6, 6) e lo scriba ci consiglia di seguire il loro esempio e di imitarne la laboriosità.

Vedi quanto lavora e quanto è brava. Il suo
miele è desiderato e cercato da tutti, né esiste
distinzione di rango, ma
con la sua grazia indiscriminata e con la sua dolcezza

esso guarisce ugualmente sia i re che i popolani .
Contribuisce al piacere e alla salute:
dà sollievo alla gola, guarisce le ferite e
dispensa anche la sua medicina per le ferite.

Questo passo sulle api è particolarmente degno di nota poiché le fonti appaiono facilmente identificabili – Virgilio, Ambrogio, Isidoro, Rabano Mauro e il De bestiis et aliis rebus .Esse sono state qui raccolte e fuse in un’unica scheda didattica e moralizzatrice di cui ogni parte potrebbe essere facilmente adattata per essere inserita in un sermone.

Nella sezione ‘Sui Pesci’, il riccio di mare è indicato come dotato del dono della preveggenza. Nonostante le dimensioni ridotte, esso è in grado di difendersi dalle tempeste in mare prevedendone l’arrivo e aggrappandosi saldamente ad una pietra come ad un’ancora. I marinai studiano il riccio di mare, come gli auguri il corso delle stelle e il movimento dei pianeti. Questa piccola e apparentemente insignificante creatura deve la sua grande saggezza alla grazia di Dio:

Se Dio abbellisce così l’erba che ammiriamo,
se nutre gli uccelli; se prepara il cibo per il
corvi, …; se lui non abbandona il ragno che così
sottilmente e abilmente, ma senza saggezza,

appende le sue spaziose tele sulle
porte, se
ha dato coraggio al cavallo in modo che esso trionfi
nei campi di battaglia, … se ha riempito queste creature

irragionevoli e molte altre cose inanimate ,
come l’erba o i gigli, con la disposizione della sua
conoscenza, perché dubitiamo che egli possa anche aver messo
il dono della preveggenza nel riccio di mare?

Da questa panoramica dell’onnipresente grazia di Dio nella natura, ci è dato di capire la prospettiva dei compilatori del bestiario e l’uso previsto per tale tipo di libro. Un bestiario è quindi un assemblaggio di materiali basato sulla convinzione che la mano di Dio può essere individuata in ogni dettaglio della sua creazione, cioè nel mondo naturale. Tutti gli elementi di quel mondo naturale, come dimostrato dalla stravagante lode del piccolo riccio di mare, potevano ben servire come punto di partenza per omelie che intendessero dare un’interpretazione del creato finalizzata al bene dell’umanità.

 

 DIDASCALIE:

1) Adamo che dà il nome agli animali: f. 5v. In questa squisita pagina a tappeto, trentanove creature, poste a rappresentare tutti gli animali del creato, circondano un quadrato che contiene Adamo tra due figure allegoriche femminili e coronate, forse “Nous” e “Natura” del De mundi Universitate di Bernardo Silvestre. Tutte le tre figure hanno in mano dei rotoli privi di scrittura, e due uccelli ai piedi di Adamo tirano con il becco il suo rotolo che si prolunga sotto la cornice. Molti degli animali sembrano dialogare l’un con l’altro, ma non esiste un ordine che corrisponde al testo.

2) Balena: f. 47r. Mi ha sentito fin dal ventre degli inferi (Giona 2,3). Una balena, la cui parte posteriore è stata scambiata per un’isola, ha riposato nella stessa posizione abbastanza a lungo perchè gli alberi crescessero sul suo dorso e perché una nave vi si ancorasse vicino. Il fuoco rosseggiante tra gli alberi indica i momenti della storia: una volta sbarcati, i marinai raccolgono le vettovaglie ed accendono un fuoco per cucinare. La balena sentendo il calore delle fiamme si immerge portando con sé gli ignari marinai. Il testo del bestiario ci ricorda che coloro che sono scettici e non conoscono le astuzie del diavolo finiranno per subire la stessa sorte dei marinai. Mettendo la loro speranza nel demonio e affidandosi alle sue azioni, verranno immersi con lui nelle profondità dell’inferno.

3) Castoro: f.11v. Il principe di questo mondo sta arrivando e non può nulla su di me (Giovanni 14,30). La parola latina per castoro è castor poiché i castori si castrano quando i cacciatori li inseguono per prenderne i testicoli, che hanno proprietà medicinali. Quando il castoro vede che non può sfuggire ad un cacciatore, si gira e si stacca a morsi i testicoli gettandoli dove il cacciatore possa vederli. Quest’ultimo li raccoglie e non continua il suo inseguimento. In questa immagine, il cacciatore è proteso all’inseguimento e anche il suo cavallo è lanciato nella corsa. Il mantello è sollevato come se spinto dal vento, la coda del cavallo e le zampe posteriori superano la cornice sinistra della miniatura. Il castoro affronta il cacciatore e si stacca i testicoli a morsi, esattamente come descritto nel testo. Il bestiario interpreta la castrazione del castoro come esempio per tutti coloro che desiderano vivere in castità: essi dovrebbero dare un taglio netto a tutti i vizi e gettare tutti i loro atti impuri alle loro spalle davanti al diavolo.

4) Coccodrillo: f. 49v. Questo coccodrillo con i suoi enormi artigli e il dorso profondamente dentellato risulta essere stato eseguito praticamente nello stesso stile della miniatura del f. 13. Sebbene la creatura trasporti stretto fra le mascelle e nella morsa dei suoi artigli anteriori un cadavere tinto di verde, il testo offre solo una descrizione delle sue caratteristiche fisiche. Esso è chiamato crocodilus per il suo colore zafferano (croceo), vive in acqua o nella terraferma, ha denti e artigli enormi e la sua pelle è così dura che neanche le pietre sono in grado di inciderla. Solo alcuni pesci riescono ad ucciderlo colpendo le parti soffici del suo ventre forse con riferimento all’hydrus dell’immagine al f. 13r.

5) Creazione dei rettili, delle bestie e di Adamo e Eva: f. 3v. Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie (Genesi 1, 24). In questa miniatura, Dio si rivolge ad Adamo e Eva, che chinano il capo in atteggiamento di obbedienza mentre egli alza l’indice destro come se assegnasse loro il dominio sugli animali. Sebbene Adamo tenga il polso sinistro di Eva come per trattenerla, entrambi hanno la mano destra alzata nell’atto di ricevere la parola di Dio. Un gruppo di animali bianchi e marroni – rettili, serpenti, due cinghiali, una scimmia, del bestiame, arieti, leoni e cavalli – nei tre registri a sinistra guardano avanti, alcuni attenti e altri indifferenti. La scimmia seduta ha la zampa destra sollevata in una posa simile a quella della mano destra di Dio. Il rotolo nella mano sinistra del Signore è vuoto ma nelle intenzioni potrebbe aver dovuto riportare il testo della Genesi che si trova proprio sotto all’immagine, oppure l’ordine dato ad Adamo ed Eva di governare sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutti gli animali che sono sulla terra (Genesi 2,4-6),  che è pure citato nel testo del bestiario appena sotto la miniatura.

6)  Hydrus: f. 13r. E le tombe furono aperte e i corpi di molti santi ne uscirono (Matteo 27,52). Nel testo, l’hydrus scivola nella gola del coccodrillo, suo nemico, in modo da strapparne le interiora e uscirne fuori vivo, proprio come Gesù che discese all’inferno e ne distrusse le viscere per liberare chi ne era stato divorato ed era morto. In questa immagine, il dorso appuntito, la coda, i grandi denti simili ad ali e le lunghe e rigide orecchie del coccodrillo contrastano con il morbido e scivoloso hydrus che sporge dal margine a sinistra.

7) Iena: f. 12v. Voi non mangerete la iena o nient’altro simile ad essa perché è impura (Lv 11,27, Dt 14,8). Si dice che la iena viva nei sepolcri dei morti e si nutra dei loro cadaveri. In questa immagine, una iena dalle fattezze fini e ben proporzionate si sta nutrendo di un cadavere dopo aver spostato il coperchio della bara. Il peso dell’animale fa sì che la bara si inclini verso di essa, mentre le sue zampe anteriori si posano sul cadavere, il cui sudario è caduto morbidamente a lato della bara, facendo contrasto con il busto teso e la criniera frastagliata del predatore. Il bestiario paragona questa creatura a chiunque abbia servito in un primo momento Dio, ma poi in seguito, si sia dato alla ricchezza e al lusso, scegliendo di adorare degli idoli.

8) Leone: f. 8r. Dormirà come un leone e come un cucciolo di leone sarà riportato in vita (cfr. Genesi 49,9). In una vivida raffigurazione della natura del leone descritta nel bestiario, due leoni feroci leccano i loro cuccioli per riportarli in vita. Quando una leonessa partorisce, trasporta i cuccioli morti al sicuro e li custodisce per tre giorni e tre notti fino a quando il loro padre, che arriva il terzo giorno, non alita su di essi e li porta alla vita. Così fu, secondo il bestiario, che il terzo giorno il Padre onnipotente fece risuscitare Gesù Cristo dai morti. Qui, le pesanti criniere, la potente muscolatura e le pose contorte conferiscono animazione alla scena. Due dei cuccioli sono senza peli e stanno raccolti in braccio al maschio; il terzo cucciolo, curato dalla femmina, rappresenta in piccole dimensioni un esemplare ormai maturo con una folta criniera e un corpo forte ed elegante.

9) Pesce sega: f. 46v. Colui che persevera fino in fondo sarà salvato (Matteo 24, 13). In questa grande miniatura un pesce sega è issato sull’albero maestro di una nave color giallo pallido nella quale il timoniere indica il pesce che sventola in alto, scena che ricorda il passaggio del vangelo e il testo del bestiario: il pesce sega che lotta con una nave che va per mare fino a quando esso si indebolisce e ripiega le ali su se stesso è un’allegoria per coloro che inizialmente partono di buona lena nel lavoro ma vengono poi conquistati dal vizio e non perseverano, come il giusto (presumibilmente rappresentato dai marinai della barca) che attraversa ogni tipo di tempesta di questo mondo grazie alla fede.

10)  Pesci e mostri marini: f. 48r. Questa miniatura quasi a piena pagina contiene diciannove diverse varietà di creature marine multicolori, tra cui un cavalluccio marino, con la testa e le zampe anteriori di  cavallo e il corpo e la coda di  pesce, e una sirena che indossa un cappello a punta e una balza rigida in vita, con le pinne all’altezza delle spalle al posto delle braccia. Il testo corrispondente riporta le abitudini riproduttive dei pesci ma non ne evoca le immagini.

 11) Pipistrelli: f. 37r. In questa miniatura provvista di cornice , si vedono due pipistrelli, di color marrone con sfumature gialle, con le ali spalancate e un’espressione che rivela rammarico Anche se non sono simmetrici i due animali sono simili, sebbene quello a sinistra abbia il capo più scuro e esca dal margine della cornice. Come l’usignolo, anche qui si tratta di un’illustrazione generica piuttosto che della rappresentazione di ciò che dice il bestiario. Dal testo apprendiamo che il pipistrello (vespertilio) prende il nome dalla sera (vesper) e che, diversamente da altri uccelli, è un quadrupede, usa i denti, partorisce i suoi piccoli e vola sbattendo delle membrane e non delle penne. Il testo ricorda anche un loro affetto reciproco che non traspare invece dalla miniatura.

12) Tigre: f. 25r. In questa immagine la tigre accarezza una palla di vetro credendo erroneamente di avere di fronte il suo cucciolo mentre invece vi appare solo il riflesso della sua propria immagine. Il tigrotto in realtà si trova in braccio al cavaliere che l’ha rapito dalla sua tana. La tigre è stata talmente veloce e disperata da riuscire a raggiungere il cavaliere cosicché egli, per salvarsi, mette in atto un trucco. Distrae la mamma tigre lanciandole una palla di vetro che essa si ferma a raccogliere pensando di vederci all’interno il suo piccolo. L’animale si mette a girare la palla che in realtà sta riflettendo la sua immagine. In questa miniatura, il cavallo appare balzare fuori dalla cornice mentre il cucciolo si trova nervosamente in braccio al cavaliere il quale si guarda indietro contento di essere riuscito nel diversivo. La tigre viene ingannata dal suo affetto e finisce per perdere sia il suo piccolo che la possibilità di vendicarsi.

13) Unicorno: f. 11r. E il verbo fu fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Giovanni 1,14). Il veloce unicorno, simile ad una capra e con un unico corno in mezzo alla fronte, combatte con gli elefanti e si dice possieda una tale forza da non poter essere catturato se non da una giovane fanciulla che apra il suo grembo mentre esso si avvicina. Nel grembo della fanciulla l’unicorno appoggia la testa e viene cullato fino a che non si addormenta, rendendosi quindi vulnerabile ai cacciatori. In questa immagine, appaiono due cacciatori nell’atto di catturare la creatura che riposa in braccio alla fanciulla infilzando le loro spade nel suo cuore. La fanciulla guarda con compassione l’unicorno e posa la sua mano vicino al punto dove le spade lo hanno trafitto. Nel testo del bestiario, Gesù è l’unicorno spirituale che scende nel ventre di una vergine assumendo da lei la carne, è catturato dagli Ebrei e condannato a morte sulla croce per la salvezza dell’uomo.

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