Alumina 54

Abbiamo pubblicato il numero 54 di  Alumina  in cui troverete la storia di Giovanni Belbello miniatore di Pavia, le più importanti mostre europee dell’ars illuminandi e la descrizione  di uno splendido manoscritto miniato del Getty Museum con articoli di Gianfranco Malafarina, Daniele Guernelli, Stella Panayotova, Jofefina Planas e Inés Padrosa, Claudia Fabian, Fabrizio Lollini.

 

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Alumina 53

Abbiamo pubblicato il numero 53 di  Alumina che riporta molti articoli interessanti di Annalisa Bellerio, Gianfranco Malafarina, Daniele Guernelli Elena De laurentiis, Dieter Roschel, ma sicuramente quello da segnalare è Ricordi di Scuola di Maria Rosaria Manunta e Giovanni Saccani in cui si descrive il rapporto tra due personaggi storici del XVI secolo, il giovane Ludovico Maria Sforza e il suo maestro Francesco Filelfo, attraverso il quadernetto di appunti in cui lo Sforza annotava le lezioni del maestro. Il quadernetto è oggi considerato un capolavoro della miniatura che rivive in una edizione facsimilare pubblicata da Nova Charta.

 

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L’editoriale di Alumina 53

Anticipiamo l’uscita del numero 53 di Alumina con questo bell’editoriale di Gianfranco Malafarina su Umberto Eco e i facsimil:

Capita a tutti, prima o poi, di interrogarsi sulle proprie “sliding doors”, ovvero di chiedersi che cosa ne sarebbe stato dei nostri incontri se avessimo imboccato altre strade, quali conoscenze, amori e amicizie ci avrebbero accompagnato nel corso del tempo, e quale destino parallelo avremmo vissuto azionando diversamente una delle tante “porte scorrevoli” della nostra vita.

Fatto sta che spostando in un certo modo la mia, di porta scorrevole, a un certo punto ho avuto la fortuna e il privilegio di incrociare Umberto Eco, condividendo per qualche anno, in alcune sporadiche occasioni, un percorso di apprezzamento e di avvicinamento al mondo del facsimile maturato per me in tempi recenti, mentre per lui era iniziato parecchi anni prima, come amava ricordare citando la propria esperienza di studioso impegnato nell’esame del celebre Book of Kells. Un aneddoto che tutti noi del settore, partecipando alle sue memorabili presentazioni, non mancavamo mai di attendere con impazienza, potendo contare peraltro su immancabili variazioni sul tema di quel suo primo incontro, alla Trinity College Library di Dublino, con un codice miniato la cui consultazione, possibile per motivi di tutela solo al ritmo di due pagine al mese, avrebbe richiesto come minimo venti anni di trasferte nella capitale irlandese.

L’edizione in facsimile di Faksimile Verlag Luzern, come era solito ripetere con un guizzo della sua inconfondibile ironia, gli aveva risparmiato questa defatigante corvée, ma gli aveva anche assicurato la stima e la simpatia di due pionieri del ramo come Urs Düggelin, titolare della casa editrice svizzera, e il suo infaticabile e coltissimo direttore editoriale Manfred Kramer, i quali lo avevano cooptato fin dagli inizi nel comitato scientifico dell’azienda.

Curiosamente, qualche anno fa, sarebbe stato poi lo stesso Eco a presentare all’Accademia di Francia a Roma una nuova, mirabolante edizione delle Très Riches Heures del duca di Berry, realizzata da Franco Cosimo Panini nell’ambito della collana “La Biblioteca Impossibile”: riedizione, a lungo attesa, di una pièce de résistance della casa di Lucerna, da tempo esaurita e fuori diritti. Non ricordo se in quella occasione, che ho avuto l’onore di coordinare, il celebre scrittore fece cenno ancora una volta al Book of Kells. Ma mi preme farlo adesso, con il rimpianto di non poter più ascoltare dalla sua viva voce l’encomio di quel manoscritto, dell’editoria facsimilare e soprattutto dell’intero mondo dell’ars illuminandi. Un mondo che tutti noi abbiamo imparato a conoscere e ad amare anche grazie al suo straordinario magistero culturale.

 

Gli Angeli caduti del Codex Colombanus

Dopo avere portato a Firenze, tre anni fa, il ciclopico tomo del suo Codex Colombanus, attrazione principale della mostra Miniatura Viva allestita da Alumina e Nova Charta alla Biblioteca Riccardiana, Piero Colombani non ha cessato di annotare, con i consueti accenti della sua inesauribile vena fantastica e visionaria, il decorso quotidiano della sua vita d’artista, scandita da una perenne, insopprimibile volontà di dare forma e colore ai fantasmi del nostro tempo fissandone le impronte su un’opera in forma di Bibbia atlantica, davvero degna per impegno e dimensioni del Guinness dei primati. Anche tra le pagine più recenti di questo suo imponente opus majus, è dato così ritrovare il linguaggio inconfondibile della sua pittura a un tempo creaturale e metamorfica, espressionista e magmatica, intrisa di una vasta congerie di suggestioni letterarie e figurative che l’artista stesso non si cura di occultare ma si compiace quasi di ostentare dopo averne fagocitato vorace- mente i nutrimenti più essenziali.

Una pittura, quella del maestro di Sarzana, nutrita peraltro di una nativa, dirompente, quasi selvaggia volontà di sublimazione estetica cucita sul rovescio di una profonda, sofferta macerazione interiore. In Colombani, di fatto, a talune remote ascendenze riconducibili a Ensor e a Munch, si assomma la linea del simbolismo germanico e franco-belga di fine Ottocento, assimilata attraverso l’opera di Böcklin e di Khnopff e corroborata, quasi inconsapevolmente, dalla duplice svolta impressa poco dopo alla pittura, in area mitteleuro- pea, da un lato dalla nervosa sensibilità materica e gestuale del tardo impressionismo dei tedeschi Corinth e Liebermann, dall’altro dalla protesta antidecorativa attuata allo scoccare della finis Austriae, con non mi- nore virulenza cromatica, tematica e compositiva, dalla generazione post-secessionista di artisti come gli austriaci Egon Schiele, Oskar Kokoschka e Richard Gerstl.

A conferma, si noti come tra le pagine più pre- gnanti e dense di significato di questo Profeta del Nuovo Gotico si collochino non a caso quelle dedicate al tema dell’Angelo caduto: motivo di intensa, apocalittica drammaticità che contribuisce a fare del Codex Colombanus una sorta di Bibbia laica del nostro tempo.

 

Convegno: Ancora per Aldo Manuzio

Venerdì 8 aprile e sabato 9 aprile 2016 si svolge il convegno Ancora per Aldo Manuzio, ai margini del quinto centenario contributi e ricerche disciplinari nelle due sedi veneziane di Ca’ Bernardo, dipartimento di studi linguistici e culturali comparati (Università di Ca’ Foscari) e del Convento di san Francesco della Vigna.

Al convegno, coordinato da Alessandro Scarsella e patrocinato da Salviamo un Codice e dall’AIB (sezione Veneto), interverranno studiosi delle opere di Aldo Manuzio, docenti delle università di Verona, Perugia, Venezia, Londra che hanno compiuto ricerche su Aldo Manuzio, il suo lavoro di editore e le legature.

Inoltre l’8 aprile si potrà partecipare alla visita della mostra Aldo Manuzio. Il Rinascimento di Venezia alle Gallerie dell’Accademia e il 9 aprile si potrà accedere alla meravigliosa biblioteca del Convento di san Francesco della Vigna guidati dal bibliotecario Rino Sgarbossa dell’Ordine dei Francescani.

Pubblichiamo Programma Ancora per Aldo Manuzio 8 e 9 aprile 2016 Venezia

 

L’ingresso è libero. Per le visite è necessario prenotare in anticipo. La visita alla mostra delle Gallerie dell’Accademia ha un costo di 6 euro da corrispondere all’ingresso.

Per prenotare: ancoraldo.vigna2016@gmail.com

Per informazioni: info@bibliotecasanfrancescodellavigna.it

ancoraldo.vigna2016@gmail.comalescarsella@unive.it

 

La Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli

Il numero 52 di Alumina raccoglie una serie di articoli dedicati ai codici miniati, alla vita dei più importanti miniatori antichi e moderni, a informazioni sulle mostre più interessanti che si svolgono nel mondo.

 

Abbiamo scelto un articolo da regalare a tutti i nostri lettori: La biblioteca Guarneriana

 

Il sogno di due bibliofili, La Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli
di Angelo Floramo

Accomunati da una indomabile sete di conoscenza e dal tarlo della bibliofilia, il chierico Guarnerio d’Artegna, nel primo Quattrocento, e monsignor Giusto Fontanini, tra Sei e Settecento, sono all’origine di un patrimonio librario unico al mondo, confluito tra i pregevoli scaffali lignei di una fra le prime biblioteche pubbliche d’Europa

 

Alumina 52

Alumina 52 è stato pubblicato e potete trovarlo nelle nostre librerie o nel nostro negozio online 

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I draghi nella miniatura

Nel nostro ultimo numero, Alumina 51, abbiamo pubblicato un interessante articolo di Annalisa Bellerio sulla simbologia del drago nella miniatura dal titolo: Piccoli mostri. 

Riportiamo un storia mitologica cinese inserita nell’articolo che ben spiega l’importanza dei draghi.

 

I quattro draghi che salvarono la Cina

Un tempo non c’erano né fiumi né laghi sulla terra, ma solo il Mare d’Oriente, nel quale vivevano quattro draghi: Drago Lungo, Drago Giallo, Drago Nero e Drago Perla. Un giorno essi decisero di lasciare il mare per salire in cielo, a giocare tra le nuvole. Da lì in alto videro molte persone che offrivano frutta e dolci, e bruciavano incenso pregando il Dio del Cielo di mandare loro la pioggia. Perché era da lungo tempo che non pioveva, e i campi coltivati inaridivano, l’erba ingialliva e il terreno si spaccava sotto il sole cocente.

“Moriranno se non arriverà presto la pioggia”, disse Drago Giallo. Allora andarono insieme al Palazzo del Cielo per chiedere all’imperatore di far piovere. L’Imperatore di Giada aveva potere su ogni cosa, in cielo, sulla terra e nel mare. Egli non fu contento di vedere che i draghi non erano al loro posto.

Drago Lungo si fece avanti e disse: “Maestà, sulla terra i raccolti stanno bruciando. Vi prego, fate piovere subito”. “Bene, andatevene e domani manderò la pioggia”, acconsentì l’imperatore, continuando ad ascoltare i canti delle fate. “Grazie, Maestà”, si rallegrarono i draghi, e tornarono indietro. Ma passarono i giorni e non cadde nemmeno una goccia di pioggia.

 

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Salviamo il Roman de Meladius

Vorremmo segnalarvi una importante campagna di raccolta fondi lanciata dalla Fondazione Ezio Franceschini Onlus per salvare un manoscritto italiano del Trecento che rischia di non poter più essere consultato da studiosi e storici. Di questa iniziativa se ne sono occupati anche il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore

Si tratta della copia più antica di un romanzo in francese medievale il Roman de Meladius,  che tratta le avventure di Meliadus, il padre di Tristano, un prequel delle storie di Re Artù e della sua corte. E’ un manoscritto di 288 fogli di pergamena, scritto nell’Italia settentrionale attorno al 1320 e dal tipo di miniature sembra provenire dal circolo di Nicolò da Bologna. Ora è stato messo in vendita dagli attuali proprietari, dopo che per anni lo avevano reso disponibile alla consultazione degli studiosi presso la Parker Library del Corpus Christi College (Cambridge).

C’è dunque il rischio molto concreto che esso sia venduto a un altro collezionista, e non sia più consultabile da parte degli studiosi, uscendo dalle sedi di conservazione del patrimonio culturale europeo. Dato che il testo non è mai stato pubblicato in edizione moderna, la perdita sarebbe irrecuperabile.

Per evitare che questo accada, la Fondazione Ezio Franceschini Onlus (FEF) si rivolge alla comunità degli studiosi e a chiunque abbia interesse per la cultura medievale, per ottenere aiuto al fine di assicurare che questo capolavoro rimanga in Europa e sia disponibile per la ricerca.

Il prezzo del manoscritto si aggira attorno ai 250.000 euro, se la raccolta di fondi avrà successo, la FEF si impegna fin d’ora a digitalizzare il manoscritto e a renderlo universalmente accessibile on line, oltre che a custodirlo in modo sicuro.

 

Bisogna recuperare questa cifra entro il 31 dicembre 2015, c’è poco tempo ma ci proviamo.

Per partecipare:

1. Modalità di donazione:

- versamento su c/c bancario, IBAN: IT15X0503402800000000104014, SWIFT: BAPPIT21P36

intestato alla Fondazione Ezio Franceschini ONLUS

- pagamento via paypal:

2. Causale: si raccomanda di indicare come causale “Donazione Meliadus”.

3. Trasparenza: tutti i nominativi dei donatori saranno pubblicati sul sito web della FEF. Chi non desidera apparire è pregato di segnalarlo per email a segreteria@fefonlus.it.

4. Protezione dati: tutti i dati sensibili sono protetti secondo la legislazione Europea.

5. Se non raggiungiamo l’obiettivo: Qualora la campagna non raggiungesse l’obiettivo, la FEF garantisce la restituzione automatica delle cifre ai donatori. Chi desidera lasciare comunque la donazione alla FEF per sostenerne l’attività è pregato di segnalarlo per email a segreteria@fefonlus.it.

6. Contattosegreteria@fefonlus.it

Di seguito riportiamo i Benefici Fiscali per questo tipo di donazioni:

Dato che la FEF è una ONLUS, ogni donazione per questa causa genera dei benefici fiscali.

Per le persone fisiche, si può scegliere tra:

a) deduzione nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato e comunque fino a 70.000 € (art. 14 del D.L. 35/2005)

b) detrazione di imposta del 26% per importo non superiore a 30.000 € (art. 1 comma 137 della L. 190/2014)

 

Per le imprese e per tutti i soggetti IRES titolari di reddito di impresa, si può scegliere tra:

a) deduzione nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato e comunque fino a 70.000 € (art. 14 del D.L. n. 35/2005)

b) deduzione per importo non superiore a 30.000 € o al 2% del reddito complessivo dichiarato (art. 1 comma 137, della L. 190/2014)

È necessario contattare l’ufficio di segreteria (segreteria@fefonlus.it) per fornire i dati necessari al rilascio dell’apposita ricevuta.

 

Bibliotech@ di Corte

Vi segnaliamo un appuntamento molto interessante che si svolge a Pavia alla Sacrestia di San Pietro in Ciel d’Oro:

Sabato 31 ottobre 2015 ore 15.30 

“Un sogno di carta: la Biblioteca del Castello di Pavia attraverso i secoli”

Alla fine del Trecento nasceva per iniziativa ducale una magnifica raccolta libraria, tra le più prestigiose dell’epoca, che andò arricchendosi per tutto il Quattrocento di volumi preziosi. Ripercorreremo la storia della Biblioteca visconteo-sforzesca, dalle glorie della stagione cortese al dramma della dispersione fino all’odierna riemersione dall’oblio nella nuova stagione della multimedialità tecnologica.

 

Questi appuntamenti rientrano nelle iniziative a sostegno del progetto “BIBLIOTHEC@ DI CORTE – viaggio multimediale tra storie, libri e altre meraviglie nel castello dei Visconti e degli Sforza”, a cura di Caterina Zaira Laskaris docente di Storia delle Tecniche Artistiche presso l’Università Cattolica di Milano, volto a realizzare un nuovo allestimento multimediale presso i Musei Civici di Pavia.

Il Comune di Pavia in collaborazione con il Comitato Pavia Città di Sant’Agostino e gli Amici della biblioteca Bonetta sta lavorando all’allestimento della nuova sezione museale che sarà presentata ai visitatori il prossimo 7 novembre. In attesa dell’importante inaugurazione, proseguono le iniziative per entrare e comprendere nel mondo della cultura, della musica, dell’arte e della vita dell’epoca dei Visconti e degli Sforza.

Le iniziative sono gratuite e non è necessaria la prenotazione.

 

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